La rincorsa delle Aquile albanesi a Euro 2016

Oggi iniziamo a pubblicare una serie di articoli usciti sulla pagina sportiva di East Journal da metà settembre a questa parte. Ognuno degli articoli fa riferimento a eventi sportivi attuali quando sono stati scritti e pubblicati. Sebbene ci siano riferimenti all’attualità sportiva, molti di questi articoli contengono storie interessanti, che vale la pena leggere. Tutti gli articoli hanno per tema centrale il calcio est europeo.
Buona lettura!

Le attenzioni ricevute dalla nazionale albanese durante le qualificazioni a Euro 2016 sono state sicuramente superiori a quanto era lecito attendersi. L’interesse intorno alla squadraShqiptar è dovuto in larga parte ai sorprendenti risultati ottenuti: Euro 2016 potrebbe essere il primo torneo internazionale di alto livello al quale l’Albania prenderebbe parte, dato che finora mai si è qualificata per Mondiali o Europei. Sarebbe il secondo risultato storico nel giro di pochi mesi per il paese delle aquile, dopo la qualificazione dello Skënderbeu Korçë per la fase a gironi di Europa League: è la prima volta che una squadra albanese raggiunge la fase a gironi di una competizione europea.

Sottovalutata da molti, la nazionale delle aquile aveva ricevuto dal sorteggio un girone piuttosto complicato con Portogallo, Danimarca e Serbia. In buona sostanza, erano in pochi a pensare che gli albanesi avrebbero potuto avere chance di qualificazione. E invece la classifica, a poche partite dalla conclusione della fase di qualificazione, dice che l’Albania ha un punto da recuperare, ma anche una partita in meno rispetto alla Danimarca che occupa il secondo posto dietro al Portogallo. Insomma, gli albanesi sono in piena lotta per la qualificazione diretta.

La generazione attuale di calciatori albanesi non è particolarmente talentuosa: non esiste un giocatore in grado di fare da solo le fortune della nazionale del suo paese. I successi sono dovuti alla grande disciplina tattica e alla forte motivazione con cui scende in campo la nazionale. Al centro del progetto tattico c’è Gianni De Biasi, esperto allenatore italiano che dal 2011 svolge il ruolo di commissario tecnico. Importare lo stile di calcio italiano che tanto appassiona il popolo albanese – la serie A è di gran lunga il campionato di calcio più seguito al di là dell’Adriatico – sembra essere stata una mossa redditizia. L’Albania ha tratto la sua forza proprio dalla scuola difensiva italiana.

Lo spirito della squadra albanese è riassunto perfettamente dai risultati ottenuti nelle duetrasferte più ostiche del girone; lo 0-1 in Portogallo e lo 0-0 in Danimarca sono 4 punti pesantissimi conquistati senza concedere neppure una rete. Gli 11 punti totali ottenuti in 6 partite sono il risultato di tre vittorie e due pareggi conquistati con la miseria di 4 gol segnati; soltanto uno di questi è venuto da un attaccante. Non stupisce che sia un difensore con trascorsi in Italia la figura di spicco della nazionale. De Biasi dirige le operazioni dalla panchina, mentre è Lorik Cana a guidare i movimenti della difesa sul campo. L’esperto centrale albaneseindossa la fascia di capitano al braccio e dimostra di meritarla durante i 90 minuti di gioco interpretando il ruolo del leader alla perfezione. De Biasi conta moltissimo su lui e sul suo carisma, tanto da considerarlo una sorta di allenatore in seconda.  È su queste basi che l’Albania sta costruendo la sua qualificazione.

Eppure i calciatori dotati di talento non sarebbero mancati alla squadra albanese, se la federazione avesse potuto chiamare tutti i calciatori eleggibili per giocare nella nazionale delle aquile. Adnan Januzaj, Xherdan Shaqiri e Granit Xhaka hanno scelto di rappresentare altre federazioni, così come aveva già fatto alcuni anni prima Valon Berhami. Due dati balzano agli occhi immediatamente: quasi tutti hanno scelto la Svizzera e sono di origini kosovare. Questa correlazione ha ragioni storiche. Si stima, infatti, che circa 300 mila persone di origine kosovara siano emigrate in Svizzera a seguito delle guerre kosovare del 1998/99. A Lucerna, quando nel 2012 si affrontarono Svizzera e Albania per le qualificazioni ai Mondiali del 2014, in campo i giocatori di origine kosovara erano ben nove, divisi tra le due squadre. Sugli spalti, invece, i due terzi degli spettatori erano di origine albanesi.

Proprio il Kosovo rappresenta il principale oggetto di discordia tra Albania e Serbia, le cui nazionali si sono affrontate nel girone di qualificazione, dando vita a quella che è stata probabilmente la partita più discussa e commentata di questa fase. Del drone che trasportava la bandiera della “Grande Albania” si è scritto fin troppo, così come tantissimo si è parlatodelle misure disciplinari adottate dalla UEFA a seguito di quell’incontro, ribaltate poi dal Tribunale Arbitrale dello Sport. La partita, durata ben più dei minuti trascorsi sul campo, è terminata effettivamente soltanto con l’ultimo grado di giudizio, secondo il quale la nazionale albanese non è stata responsabile del forfait dell’incontro. Per questo motivo alla nazionale delle aquile è stata attribuita la vittoria a tavolino per 3-0. E chissà che quei tre punti ottenuti sugli odiati rivali, per di più lontano dal terreno di gioco, non possano rivelarsi decisivi. Sicuramente a ottobre il compito più arduo per la nazionale albanese sarà quello di mantenere la concentrazione nella rivincita con la Serbia e conquistare i 3 punti che, a quel punto, potrebbero essere decisivi per la qualificazione.

Pubblicato originariamente qua

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