Albania-Serbia, gara di ritorno a un anno dal drone

L’Albania dovrà giocarsi l’accesso a Euro 2016 nel ritorno della partita più discussa dell’intera fase di qualificazione, ovvero quella contro la Serbia. Sebbene sia soltanto la nazionaleshqiptari ad avere ancora possibilità di andare avanti, non c’è possibilità che il match possa essere scontato o poco interessante. L’Albania ha ottenuto risultati nel girone di qualificazione assolutamente al di sopra delle aspettative. Pur non giocando un calcio spumeggiante, i ragazzi di De Biasi hanno ottenuto 11 punti in 6 partite e sono staccati di un solo punto dallaDanimarca seconda in classifica, che però ha giocato una partita in più. Gli scandinavi, difenderanno il punticino di vantaggio in Portogallo, mentre gli albanesi hanno a disposizione la sfida con l’Armenia, oltre al derby balcanico, per cercare di scalare una posizione che vorrebbe dire qualificazione senza spareggi. L’allenatore italiano, che nel frattempo ha ricevuto la laurea honoris causa per aver promosso la percezione positiva del paese all’estero, ha tra le mani la possibilità di ottenere un risultato storico.

La nazionale serba, di converso, è stata una delle delusioni più evidenti di questa fase. Dotata di un organico di buon talento, non è riuscita ad andare oltre alla sola risicata vittoria contro l’Armenia. La trasferta in terra albanese costituisce l’ultima possibilità a disposizione per salvare la faccia e preparare la qualificazione ai prossimi mondiali. L’obiettivo può essere raggiunto, ma la squadra dovrà necessariamente cambiare quantomeno atteggiamento e impostazione tattica.

Albania e Serbia si affrontano consapevoli di avere gli occhi di tutta l’Europa calcistica puntati addosso. È passato, infatti, esattamente un anno dalla partita d’andata, durante la quale successe il finimondo. A Belgrado, come è noto, i tifosi ospiti non erano ammessi per ragioni di pubblica sicurezza. Ci fu grande stupore quando un drone con la bandiera dell’Albania arrivò a svolazzare sulle teste dei calciatori, prima di essere portato a terra da Stefan Mitrović, poi circondato dai giocatori albanesi che cercavano di recuperare il vessillo. La tensione tra i 22 in campo e la caccia all’uomo attuata dai tifosi serbi che avevano nel frattempo invaso il terreno di gioco costò alla federazione serba una multa e la sconfitta a tavolino. I danni d’immagine, se possibile, furono anche più incisivi.

Per la partita di ritorno il servizio d’ordine predisposto sembra richiamare scenari ben peggiori di una partita di calcio: verranno impiegati 1.500 agenti, tra cui alcuni cecchini, verranno chiusi i bar del centro città e le forze dell’ordine avranno maggiore libertà di perquisire e fermare i passanti. L’area interessata da queste particolari misure di sicurezza si estenderà per 50 kmintorno a Tirana, dove si giocherà la partita. Nelle scorse ore, inoltre, la polizia albanese ha arrestato Ismail Morina, l’uomo che aveva radiocomandato il drone sullo stadio di Belgrado, con l’accusa di detenzione di armi e bagarinaggio insieme ad altre tre persone.

Eppure il match si giocherà davanti a tifosi di entrambi le nazionali: per inviare un segnale distensivo, infatti, la federazione di casa ha invitato 80 studenti serbi ad assistere. Spiegare queste misure di sicurezza soltanto con gli avvenimenti della partita d’andata o con ragioni puramente legate alla qualificazione sarebbe sbagliato e fuorviante. Come spesso accade le ragioni storico-politiche diventano una cosa sola con le vicende sportive e la rivalità tra Albania e Serbia, una delle più accese d’Europa, non fa eccezione. In questo caso la memoria storica è piuttosto recente e risale al conflitto per l’indipendenza kosovara.

Storicamente i territori del Kosovo sono stati abitati in buona percentuale da popolazioni di etnia albanese, sebbene facessero parte della Federazione Jugoslava, godendo di particolari diritti come l’autonomia costituzionale. L’ascesa al potere del leader serbo Slobodan Miloševiće le sue politiche accentratrici fecero precipitare la situazione. La revoca delle autonomieaccese nella popolazione kosovara sentimenti indipendentisti. Nacque un movimento di resistenza pacifica, ma anche un esercito di liberazione del Kosovo. La polveriera divenne incendio nel 1998 quando la repressione serba si scatenò inarrestabile sulla popolazione kosovara. Nel marzo del 1999 la comunità internazionale decise di intervenire bombardando la Serbia. La resistenza di Milošević non durò che pochi mesi e, nel giugno dello stesso anno, le truppe serbe abbandonarono le regioni kosovare. La popolazione pagò un prezzo altissimo in termini di vittime del conflitto, ma anche in quanto a cittadini costretti a fuggire nelle regioni vicine. L’epilogo di questo conflitto contribuì decisamente al declino del regime di Miloševićche cadde poco dopo. L’indipendenza del Kosovo, nel 2008, è riconosciuta da circa metà dei paesi ONU.

Ipotizzare che questi episodi siano stati completamente dimenticati è impensabile. Le sfide internazionali tra Albania e Serbia offrono l’occasione di sfogare sentimenti nazionalisti, come è successo un anno fa. Nonostante tutto, giovedì l’Albania scenderà in campo per cercare il lasciapassare per Euro 2016, la Serbia per salvare la faccia e tutto sarà concluso con il fischio finale dell’arbitro; motivi che da soli sono più che sufficienti per seguire l’incontro.

Articolo pubblicato originariamente qua

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