Ascesa e declino della Premier League

Il campionato di calcio inglese sta vivendo il suo momento più alto nell’era del calcio moderno. La classifica è combattuta per tutti i suo traguardi parziali, e le squadre di club hanno avuto buoni risultati nelle passate edizioni delle coppe europee. Dal punto di vista non prettamente tecnico, la situazione è altrettanto confortante: gli investimenti stranieri affluiscono copiosi, i diritti televisivi vendono molto bene sia all’estero che nel mercato interno, gli stadi sono sempre pieni e la piaga degli hooligans sembra generalmente debellata. Se tutte queste affermazioni possono essere sostenute con ragionevolezza, cosa potrebbe rovinare il magic moment?

L’aspetto squisitamente tecnico sembra dare ragione ai sostenitori del calcio inglese: la Premier Legue è generalmente considerato un punto d’arrivo per i calciatori che tendenzialmente tendono anche a restarci. A differenza degli altri campionati europei, infatti, i fuoriclasse rimangono all’interno della Lega. Non è un caso che il trasferimento più importante dell’estate sia stato quello di Van Persie, ed è avvenuto tra due squadre inglesi. Anche dal punto di vista manageriale, le dirigenze inglesi hanno abbandonato il tradizionale ostracismo verso l’estero e la Premier si è aperta a contaminazioni straniere: Villas Boas e Di Matteo hanno proseguito la tradizione di Mourinho, Ancelotti e Wenger. Soltanto negli anni 90 questa presenza estera così massiccia sarebbe stata inimmaginabile.

Questa egemonia sembra però messa in discussione nelle ultime due stagioni. La noia della polarizzazione sembra aver colpito la Premier, con la lotta scudetto ridotta a derby di Manchester. Inoltre, l’alto tasso di competitività interno toglia lucidità in Champions. A pagarne le spese sono state proprio il Man City e il Chelsea, eliminate già al primo turno di questa edizione.

Oltre a queste ragioni tecniche sembrano essercene altre finanziarie: nuove frontiere calcistiche stanno emergendo in Europa. Campionati considerati minori come quello francese e tedesco stanno salendo alla ribalta e potrebbero insediare la leadership britannica.

La Bundesliga in particolare ha avuto una crescita tecnica vertiginosa; gran parte del merito è da attribuire ad un politica di rinnovamento basata su strutture giovanili organizzate, che hanno portato entusiasmo e crescita economica. Modelli societari innovativi con squadre possedute direttamente dai tifosi (St. Pauli) hanno contribuito a stadi sempre pieni (unico caso in Europa di percentuali superiori a quelle inglesi) ed entusiasmo. La scelta di Guardiola di rinunciare alle lusinghe (e ai denari) di Abramovich non può che essere interpretata in quest’ottica. La Ligue 1 francese sembra aver intrapreso lo stesso cammino evolutivo, facilitato dagli investimenti arabi nell’acquisto del PSG.

Il sistema britannico sembra scricchiolare anche su quello che era il suo fiore all’occhiello, ovvero gli impianti sportivi. Questa affermazione sembra un paradosso dato che le percentuali di capienza hanno superato il 95% per il terzo anno consecutivo e il 90% per il quindicesimo. Infatti, la straordinaria presenza di pubblico è data da tifosi che hanno formato la loro fede prima delle politiche di prezzo messe per sanare il problema del tifo violento, e prima della penetrazione cannibale delle pay-tv. Un ragazzo che oggi ha 20 anni potrà onorare il culto del calcio dal vivo come ha fatto suo padre? Una generazione fa, lo stadio era una necessità per seguire il club, ma anche divertimento e aggregazione: cori e trasferte formavano il tifoso e rendevano l’esperienza dal vivo insostituibile. Ora, vedere la partita vuol dire farlo seduti al proprio posto ed in silenzio. Se a questo si aggiunge lo sproposito del prezzo del biglietto da pagare, vien da sé che la poltrona potrebbe facilmente sostituire il seggiolino dello stadio, essendone perfetto sostituto ma infinitamente più comodo ed economico. Soltanto qualche anno fa sarebbe stato impensabile la restituzione di un terzo dei biglietti del settore ospiti per una partita tra Arsenal e City con questi in piena lotta per lo scudetto, eppure è successo a causa dei 62£ fissati come prezzo per l’Emirates.

Episodi come questo contribuiscono ad annichilire la passione del tifoso, e uno sport senza appassionati muore; la presa di coscienza è il primo atto per evitarne il tracollo. Senza averne la lucidità, infatti, potremmo ritrovarci a cantare canti funebri convinti che siano inni alla vita.

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One thought on “Ascesa e declino della Premier League

  1. Il caro biglietti è un bel problema decisamente, anche se chi ha provato a vedere una partita allo stadio sa che non c’è poltrona comoda che possa sostituire l’atmosfera di uno stadio!
    Comunque allo stadio gli inglesi assicuro che non stanno zitti e anzi cantano i loro cori e sostengono la propria squadra x 90′, che vinca o che perda.
    Stupendi!!!!

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