Borussia Mönchengladbach – Hoffenheim 3-1

Ogni città mostra la sua vera faccia nelle vie e nei bar frequentati dai frettolosi abitanti di un quartiere periferico molto più che nel centro storico movimentato da turisti serialmente dotati di macchinetta fotografica e marsupio. Applicando questi parametri al mondo del calcio, non deve stupire che la prima delle mie esperienze sugli spalti dell’amata Premier League sia stata West Ham – Stoke City o che il classico spagnolo da non perdere sia Deportivo La Coruña – Celta Vigo più che Barcelona – Real Madrid. Abbandonare le luci delle partite di cartello, o gli stadi più rinomati è, nel mio caso, un scelta dettata dal desiderio di calarmi nella quotidianità dell’evento sportivo per capirne l’intrinseca natura.Borssia Park

Se è vero che l’essenza più autentica di ogni cosa è contenuta nella sua manifestazione media piuttosto che nella sua estremizzazione, allora la passione del popolo tedesco per il calcio non potrà che trovarsi in Borussia Mönchengladbach – Hoffenheim.  I bianco-nero-verdi sono la squadra dell’omonima cittadina situata nella Renania Settentrionale-Vestfalia e, oltre a fregiarsi del nome più complicato da pronunciare tra le leghe europee di primo piano, sono anche una delle tre squadre più blasonate di Germania (le altre due sono proprio quelle a cui state pensando). La sua storia è piuttosto peculiare dato che il Gladbach ha avuto un decennio d’oro in patria e in Europa, seguito e preceduto da periodi buoni, mediocri, decisamente mediocri e persino pessimi. La sua incredibile incostanza è una delle caratteristiche che la rendono irresistibile ai miei occhi.

Mi piace pensare che il Borussia Mönchengladbach sia stato trascinato durante il suo decennio d’oro da calciatori dotati di appariscenti ed antiestetici baffoni biondi e caratterizzati da grande tempra atletica. Dato che questo decennio di vittorie si colloca storicamente nel 1970-79 e geograficamente nella Germania settentrionale, vi sono pochi dubbi che i suoi campioni fossero effettivamente baffuti e sgraziati armadi a quattro ante, più simili a protagonisti di film polizieschi dalla trama sempre uguale che alle icone pop cui siamo abituati di questi tempi.

Uno di questi, sebbene sprovvisto di baffi, era Joseph – detto Jupp – Heynckes, passato alla storia per aver vinto subito prima dell’avvento di Guardiola tutto il possibile sulla panchina del Bayern di Monaco e per aver segnato oltre 200 gol con la maglia della sua città. Il centravanti, nato proprio a Mönchengladbach, ha fatto le fortune internazionali della sua squadra negli anni ’70, portandola due volte in finale di coppa Uefa – da capocannoniere del torneo –, e una in finale di Coppa dei Campioni.

Nella stagione ’74-’75 è stata proprio una sua doppietta a permettere al Gladbach di alzare il primo trofeo internazionale in casa del Twente, mentre entrambe le sconfitte in finale sono avvenute per mano del leggendario Liverpool. Questi sono stati gli incontri che hanno segnato la profonda amicizia tra le due tifoserie che dura tutt’ora. Il Gladbach non si è più avvicinato ai fasti di quel periodo d’oro, tutt’altro. Dopo i successi degli anni ’70, infatti, sono arrivati i periodi bui, in cui la squadra è persino retrocessa.

Mönchengladbach

Adesso gli anni della crisi sono ormai superati e il Mönchengladbach è tornata ai vertici della Bundesliga. Il Borussia Park ha sostituito nel 2004 il precedente impianto ed andarci è pure gioia per i feticisti dei gradoni. Basti pensare che 17 dei 56 mila posti totali dello stadio sono stati progettati per ospitare tifosi in piedi, su richiesta esplicita proprio di chi lo stadio lo frequenta ogni domenica in barba a periodi negativi, sconfitte o squadra scarsa; e naturalmente è sempre pieno fino all’ultimo seggiolino.

Nordkurve

Si blatera a perdifiato del modello inglese anche quando più o meno chiunque dovrebbe ormai averne capito l’inapplicabilità alla realtà italiana. Date le condizioni in cui versa il calcio nostrano, sarebbe meglio cominciare a prendere ispirazione da questo mondo, in cui i tifosi non vengono considerati come criminali, e anzi sono stati fondamentali per il rilancio del calcio tedesco.  La Bundesliga ha, infatti, fatto passi da gigante negli ultimi anni, lo si può notare dai risultati del Bayern di Monaco, ma anche dalla qualità media delle partita della lega, oramai arrivata ai livelli della Premier League. A differenza del calcio inglese, però, la crescita della Bundes non è avvenuta a discapito dei tifosi ma è avvenuta grazie al loro entusiasmo e intorno a loro si sono sviluppati i nuovi modelli di gestione e amministrazione delle società.

A Mönchengladbach questo entusiasmo lo si respira immediatamente. Lo spettacolo all’interno della Nordkurve è di quelli che tolgono il fiato: si canta, si balla, si sbandiera senza nessun divieto, si usano tamburi e i lancia-cori hanno a disposizione microfoni per coordinare i 17 mila di fronte a loro. Tutti partecipano al divertimento incessantemente, senza bisogno di essere surriscaldati particolarmente. Le canzoni sono piuttosto semplici e l’effetto finale è travolgente. Un attacco di nostalgia è garantito per chiunque abbia vissuto il tifo italiano degli anni ’90. I sistemi repressivi di qualunque tipo messi in piedi altrove, qui non esistono e infatti sembra che nulla  possa intaccare lo spirito aggregativo intorno alla squadra.

Tutto questo entusiasmo si accende e si autoalimenta con la prestazione della squadra. Nel momento in cui metto piede al Borussia Park, infatti, il Mönchengladbach è imbattuto e secondo in classifica. Gli odiati vicini e omonimi di Dortmund sono nel periodo più nero e sono in fondo alla classifica, lontanissimi. La domenica successiva ci sarà lo scontro diretto, e nel treno che prendono i tifosi dopo la partita non si fa altro che pregustare quella che sembra una facile vittoria. La squadra anche con l’Hoffeneim gioca effettivamente molto bene e vince meritatamente 3-1, risultato che ne consolida la posizione di prestigio in classifica.Bandiere al vento

Ma la cosa più strana e più bella mi capita a fine partita, ed è una cosa che in tanti anni di stadio non mi è mai successa. Dopo il fischio finale nessuno sui gradoni si muove. Come spesso accade, penso che la squadra stia per andare sotto la curva a prendersi applausi e cori per la meritata vittoria. Invece succede una cosa strana, gli 11 calciatori si siedono a terra, e si godono lo spettacolo della curva che comincia a cantare. Dopo alcuni istanti, i ruoli vengono invertiti completamente: è la squadra a dettare il coro alla curva, suggerendo il testo da cantare e coordinandone saltelli e movimenti. Il legame tra campo e spettatori non potrebbe essere più stretto di così. Tifosi e calciatori fanno la stessa cosa: si godono la vittoria e la posizione in classifica allo stesso modo. L’entusiasmo è coinvolgente. Vorrei stare al Borussia Park di Mönchengladbach ogni domenica.Ruoli invertiti

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *