Charles Reep, lo statistico volante

Nel primo dopoguerra, la terza divisione della Football Association era divisa da una linea immaginaria orizzontale che tagliava in due l’Inghilterra, permettendo, così, di creare i due classici gironi Nord e Sud. In ognuno dei due, 22 squadre davano vita a 462 partite di campionato, al termine delle quali 1 meritava il posto nella seconda divisione, antesignana della Championship, mentre 2 sprofondavano nella quarta divisione. In una di questi scontri le scienze statistiche incontrarono il mondo del calcio.

Il 18 Maggio 1950 si giocava Swindon Town – Bristol Rovers e quel giorno sugli spalti c’era un funzionario della Royal Air Force ad assistere a quell’1-1. Divenuto comandante d’ala, seppur di formazione contabile, Charles Reep aveva sempre avuto la vocazione per i numeri oltre che la profonda passione per il mondo del calcio. Responsabile delle attività sportive del suo gruppo di cadetti, Reep aveva conosciuto alcuni anni prima Charles Jones, già capitano dell’Arsenal del 1933 entrato nella legenda come squadra invincibile, 70 anni prima dell’Arsenal di Pires ed Henry. La passione di Reep, neanche a dirlo, fu accesa irrimediabilmente da quel dialogo. Ricevette molti consigli, utili per i tornei all’interno del corpo militare, ma soprattutto servirono ad affinare la sua conoscenza e la curiosità verso il mondo del calcio. Quell’incontro contribuì a formare Reep in materia calcistica, contribuendo alle idee che presto avrebbe sviluppato a tal punto da farle diventare una vera e propria teoria scientifica da dimostrare come verità assoluta, utilizzando tutti i metodi a sua disposizione. Arsenal 1933

Reep aveva a che fare con i numeri per molte ore nella sua vita, e non stupisce che proprio questa sarebbe stata l’arma per affermare le sue tesi. Gli eventi bellici ostacolarono le ambizioni di Reep, e passarono alcuni anni prima che potesse recarsi all’interno di uno stadio. L’attesa durò fino al Maggio del 1950, giorno della sfida tra Swindon e Bristol.Swindon town

Quadernetto e matita sottobraccio, Reep inventò questa disciplina appuntando tutto ciò che avvenne nei 90 minuti. Annotava ogni evento di ogni partita, convinto che ogni match potesse essere sezionato in moltissime unità elementari. Gli eventi riportati sul suo block notes facevano riferimento a passaggi, tiri verso la porta, ma anche tackle, interventi difensivi e cross. Le informazioni erano riportate ad un altissimo livello di dettaglio: i passaggi, per esempio, contenevano informazioni sull’accuratezza, sull’altezza, sulla forza e persino sulla zona del campo in cui erano effettuati. Un lavoro del genere, svolto in assenza di ogni tipo di strumento informatico, richiedeva uno sforzo enorme, giustificato soltanto da altrettanta passione. Reep, dopo quello Swindon-Bristol, raccolse informazioni su oltre 2200 partite, continuando anche dopo aver compiuto novant’anni. Il kit da statistico comprendeva anche un elmetto da minatore con luce incorporata per ovviare ai problemi di illuminazione degli impianti, oltre che agli immancabili quaderni e penne.

Come sa bene qualsiasi statistico, ogni insieme di dati sufficientemente grande è muto senza la corretta interpretazione, pertanto il compito di chi fa questo mestiere consiste nel far ‘parlare’ la quantità di numeri che si ha a disposizione. Reep cominciò, allora, ad elaborare ciò che raccoglieva con tanta passione, ottenendo dei risultati che gli sembravano coerenti con quello che vedeva ogni sabato. Aveva calcolato, infatti, che ogni squadra segna in media un gol ogni nove tiri e che il 30% dei palloni recuperati nell’area di rigore avversaria portavano ad un tiro in porta, e la metà di questi andavano a segno. Molto interessanti erano anche i risultati relativi ai passaggi. Scoprì, infatti, che ogni passaggio arrivava a destinazione una volta ogni due tentativi, cioè come le probabilità che esca testa durante il lancio di una moneta. Non solo, Reep intuì che il numero di passaggi consecutivi aveva un incidenza marginale negativa. Ovvero, il primo passaggio aveva una probabilità di andare a buon fine di molto superiore a quello fatto dopo una serie di tre consecutivi. Reep aveva dato fondamenta scientifiche al calcio giocato à la inglese, inventando la ‘teoria della palla lunga’.

Infatti, se un passaggio ha più probabilità di essere sbagliato dopo che ne sono stati effettuati due o tre, conviene diminuire il rischio cercando di passare la palla il prima possibile, cioè effettuando il minimo numero di passaggi. Reep aveva smontato il tiki-taka ben 80 anni prima che fosse ‘inventato’ da Guardiola. Alla luce di questa evidenza empirica, niente era meglio del buon lancio lungo, con il quale l’attaccante viene messo nella condizione di tirare nella situazione in cui la probabilità di sbagliare il passaggio è minimizzata! Piuttosto che concentrarsi su una ragnatela di passaggi, meglio dedicare le energie a disposizione sul recupero della palla nei pressi della porta avversaria, in omaggio alla statistica che recita che in questo caso si aumentano le possibilità di segnare. Le moderne teorie sul pressing e sulle transizioni tanto care a Mourinho si basano esattamente su questo concetto.

Questo tipo di analisi è ovviamente grossolana sia dal punto di vista calcistico che da quello statistico. Considerando che in quell’epoca la scienza era ancora acerba, non poteva essere altrimenti. Il primo limite è metodologico dato che queste statistiche non permettono di tenere in considerazione altri fattori ‘di controllo’ come per esempio, le doti di chi passa la palla: un passaggio fatto da Gerrard ha più probabilità di arrivare a destinazione rispetto di uno fatto da Skrtel. Oppure quanto rischioso sia un passaggio: un filtrante di Kakà per il taglio di Balotelli tra due difensori è sicuramente molto più rischioso, nonché efficace qualora dovesse andare a segno, di un appoggio di De Sciglio a due metri verso Bonera. Questi esempi rendono chiaro quanto le intuizioni di Reep fossero ancora da perfezionare molto e necessitassero di tecniche statistiche più avanzate. RAF

Un’altra limitazione dell’analisi di Reep è legata al fatto che lui non era un analista. Mi spiego meglio, un ricercatore esperto ed imparziale legge i numeri per arrivare a delle conclusioni. Questo è il compito dei ricercatori accademici o dei consulenti impegnati nell’analisi dei dati. Il nostro comandante d’ala non era per nulla un analista: lui aveva una passione e delle convinzioni personali legati sul calcio. Pertanto, si può dire senza alcun pregiudizio, che Reep avesse in mente un’idea chiara e precisa, e che cercasse un mezzo per dimostrarla.

Queste intuizioni hanno portato grande contributo al mondo del calcio, e probabilmente senza che l’artefice fosse completamente consapevole della forza del suo metodo. Con il quadernetto e l’elmetto da minatore, Reep ha aperto un sentiero, innovando il modo di analizzare ogni singola partita, aprendo la strada di molti professionisti che avrebbero avuto un enorme successo negli anni a venire.


Per chi volesse approfondire l’argomento, consigliamo assolutamente ‘The numbers game’ di Anderson e Sally, da cui è tratta la storia di Reep.the numbers game

 

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