Com’è nato il modello inglese?

Gli anni ottanta hanno cambiato profondamente l’identità dell’Inghilterra. Volante di questo mutamento è stato il triplice mandato di Margaret Thatcher, primo ministro dal 1979 al 1990. In questi 11 anni sono state molte le riforme che hanno trasformato l’impero britannico in uno stato liberale e liberista. Il contesto economico precedente all’interno del quale sono avvenuti questi cambiamenti era tutt’altro che roseo: recessione e inflazione avevano affamato il paese e l’alto tasso di disoccupazione ne scaturiva come conseguenza inesorabile. In quegli anni, il malcontento spesso diventava lotta di classe, manifestata in ripetuti episodi di violenza. Il Primo Ministro rispondeva con assoluta fermezza, mantenendo le sue posizioni. Il paese era spaccato in due, da una parte le classi più povere, dall’altra lo stato e quindi le forze armate. Lo stadio rappresentava uno spaccato di questo clima di fortissima tensione, con ripetuti scontri tra tifoserie e polizia.

Il paese è uscito da questa fase profondamente cambiato e la metamorfosi portata dalle riforme economiche e sociali ha radicalmente modificato il modo di vivere dei cittadini. In parallelo anche il mondo del calcio ne è uscito decisamente cambiato. Le mutazioni  sono avvenute rapidamente, con un processo fatto di accelerazioni a scaglioni. Il 1985 è stato l’anno di svolta, quando alcuni episodi chiave hanno portato all’introduzione di nuove regole. Nel periodo che termina nel 1990 nacque, infatti, il cosiddetto ‘modello inglese’, che sarà invocato (spesso a sproposito) e copiato in tutta Europa negli anni a venire.

Luton – Millwall, 13 Marzo 1985

La partita dei sedicesimi di finale di FA Cup semplicemente non si sarebbe dovuta giocare. Gli scontri tra le due tifoserie erano iniziati alle 3 di pomeriggio nel centro città, già ampiamente annunciati nei giorni precedenti. Nonostante ciò, le forze dell’ordine arrivarono impreparate. Sarebbero serviti bobbies a cavallo, ma la direzione centrale disse che non c’erano equini a sufficienza. La guerriglia avvenne nel centro città di Luton prima della partita, nell’impianto sportivo durante i 90 minuti e dopo il fischio finale. Il match fu sospeso più volte, il clima era piuttosto irreale, alcuni calciatori guardavano costantemente gli spalti dove erano sedute le proprie famiglie sotto al fitto lancio di monetine, chiodi e seggiolini. Il portiere della squadra di casa fu sfiorato da un coltello lanciato dai tifosi ospiti.

Il giorno dopo il membro del Parlamento della circoscrizione North Luton pronunciò un discorso molto forte alla camera dei Common, annunciando il pugno di ferro. Misure drastiche furono prese in modo coordinato dalla Football Association ed il presidente del club. Il risultato fu il settore ospiti dello stadio di Luton chiuso per quattro anni e schedatura di tutti i tifosi. Inoltre a livello nazionale fu vietato l’introduzione di alcool in ogni stadio. Il giro di vite era appena cominciato.

 Bradford City – Lincoln City, 11 Maggio 1985

Questa invece era una partita come tante tra due squadre di terza divisione, senza particolari rivalità o acredini coltivate nel tempo. Anzi no, ad essere precisi, era la partita durante la quale il Bradford  avrebbe festeggiato la vittoria del campionato con la rituale consegna del trofeo e giro di campo. Un trionfo insomma, con gli spalti traboccanti di tifosi che festeggiavano il giorno più bello di quella stagione. Il The Valley Parade era un impianto molto suggestivo, con gli spalti in legno tipici dell’architettura sportiva di queste parti. All’improvviso, però si accese un piccolo falò, provocato da un fiammifero o da una sigaretta. Il forte vento contribuì al divampare dell’incendio e in pochi minuti la festa divenne tragedia. Le vie di fuga erano insufficienti a contenere il panico degli spettatori. Ne morirono 56, ma potevano essere molti di più. Le cronache raccontano di atti eroici di alcuni tifosi che ne portarono in salvo molti altri. Raggiungere il terreno di gioco significò la sopravvivenza di molti; una strage di proporzioni gigantesche fu evitata. La tragedia, tuttavia, aprì la questione delle strutture. Erano adeguate a contenere così tante persone? L’evidenza aveva appena dimostrato una evidente carenza nelle misure di sicurezza e nelle vie di fuga. Fu chiaro all’intero paese che le tribune in legno, seppur caratteristiche ed esteticamente straordinarie, non garantivano la sicurezza necessaria.

Juventus – Liverpool, 29 Maggio 1985, Bruxelles

 Della finale di Coppa Campioni decisa dal gol di Platini si è scritto e detto tantissimo. Causa della tragedia fu l’attacco di alcuni hooligans del Liverpool ad un gruppo di tifosi juventini. La corsa di quei pochi tifosi bianconeri causò il panico in tutto il settore Z che si diffuse rapidamente, con la forza di una valanga. Poi i fatti, purtroppo noti, del crollo del muro di cinta e della folla in preda al panico che cercava di fuggire dalla struttura. I morti di questa giornata infernale furono 39.

Le ripercussioni sul calcio inglese furono molto pesanti. In accordo con il governo inglese, l’Uefa vietò a tutte squadre inglesi la partecipazione alla coppe europee per 5 anni, e per 6 al Liverpool. L’Inghilterra perse a il campionato Europeo del 1988 che si giocò invece in Germania Ovest. Dopo la strage dell’Heysel, l’immagine calcistica internazionale inglese era ridotta ai minimi termini. Una situazione inaccettabile per Margareth Thatcher, decisa a dimostrare la propria forza all’interno del paese, ma anche al resto dell’Europa.

Liverpool – Nottingham Forest, 15 Aprile 1989

Dopo Hillsborough, però, cambiò tutto. In quella che è riconosciuta come la più grande tragedia del calcio inglese, morirono 96 persone. Si giocava la semifinale di FA Cup, come sempre in campo neutro, tra Liverpool e Forest. Le strutture dell’impianto, però, erano insufficienti e mal gestite per contenere una partita di questo tipo. Le forze dell’ordine non furono in grado di regolare il flusso dei tifosi nelle tribune. Si creò la calca in un corridoio troppo lungo e stretto. Si scatenò il panico come a Bradford. Questa volta, però, il terreno di gioco non fu usato come via di fuga perché le barriere anti-invasione ne impedivano l’accesso. Nei giorni successivi a questa tragedia i tifosi dei Reds furono dipinti come i responsabili. Il Sun scrisse, inventando di sana pianta, che la tragedia fu causata dai sostenitori del Liverpool che avevano provocato dei disordini. Il tabloid rincarò la dose, dicendo che i Reds rubarono i portafogli dei cadaveri e urinarono sui loro corpi. Questa strategia era pianificata. Il governo Thatcher, infatti, potè cavalcare l’onda di rabbia anti-hooligans, varando il cosiddetto piano Taylor. Il governò inglese renderà conto della verità, chiedendo scusa ai familiari delle vittime soltanto 24 anni dopo.

 Piano Taylor, 1989

 In seguito ai fatti di Hillsborough, il governo britannico incaricò il giudice Peter Taylor di stilare un documento per fare chiarezza su quanto accaduto e introdurre alcune norme con cui prevenire la violenza negli stadi. Si decise in primo luogo che gli stadi dovevano avere soltanto posti a sedere, cosa che comportò la ristrutturazione parziale o totale di ogni impianto. I costi per questi investimenti furono principalmente privati, ma le società ricevettero alcuni sussidi pubblici. Inoltre, i materiali da utilizzare furono regolamentati per prevenire incendi o cedimenti delle strutture. Fu integrata la disposizione decretata dopo i fatti di Luton che vietata l’introduzione di bevande alcoliche allo stadio. Oltre a questi decreti, furono espresse 28 raccomandazioni che regolamentavano tutti gli aspetti dello stadio. Tra le altre cose furono introdotti i tornelli e vietate le ringhiere all’interno degli spalti. Fu implementato un sistema di coordinamento tra club e forze di polizia per prevenire gli incidenti e per punire i colpevoli. Fu, inoltre, suggerito l’aumento del prezzo del biglietto.

Il modo di seguire il calcio era ormai cambiato definitivamente e le basi per le successive modifiche erano state gettate.

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