Coppa del Mondo – Canada 2015. I quarti di finale

Ad un certo punto della sua vita, Karen Carney si è trovata su un binario morto, un strada apparentemente chiusa che non sembrava avere alcuno sbocco nel mondo del calcio, figurararsi a giocare per un posto in finale nel torneo più importante. Se si fosse lasciata trascinare dagli eventi, Karen Carney, il mondiale non l’avrebbe giocato affatto. Ma la storia per fortuna ha preso un’altra piega e adesso ha tra le mani la possibilità di lasciare un traccia nella storia nella storia dello sport britannico ancora più profonda. E sì, perché nella storia le ragazze inglesi ci sono già: la nazionale femminile alla semifinale di un mondiale non c’era mai arrivata prima di questa volta.

Karen Carney

Louisa Necib, invece, l’appuntamento con la storia l’ha mancato – seppur per poco a dirla tutta –. Le è sfuggito dalle mani quando davanti c’era la Germania. Una questione di pochi centimetri, il piccolo spazio che esiste tra la traiettoria della palla e il palo della porta a fare la differenza. Convenzioni geometriche che fanno la differenza nel corso degli eventi, sopratutto se la dimensione temporale dell’episodio dice che siamo nei minuti finali di un quarto di finale di una coppa del mondo e Gaëtane Thiney ha appena messo fuori una palla che doveva essere soltanto spinta in porta.

Carney è uno dei volti di questa Inghilterra che non vede l’ora di poter gridare che il ‘football is coming home’, quando ormai le delusioni per gli insuccessi di Rooney e compagni sono ormai praticamente date per scontate. Carney ha fatto sì che la squadra dei tre leoni superasse il girone in rimonta dopo la sconfitta iniziale – proprio con la squadra francese – contribuendo pesantemente nelle vittorie di misura con Messico e Colombia. L’Inghilterra ha infatti vinto entrambe le volte per 2-1 e Carney ha segnato in tutte e due le occasioni.  Lei, il centrale Houghton ed il terzino Bronze sono la spina dorsale, la faccia squadrata e lo sguardo truce di un’Inghilterra poco tecnica ma decisamente cattiva e desiderosa di andare avanti fino alla vittoria, senza aver nulla da perdere, ché la storia è già stata fatta.

Ma Karen deve buona parte della sua carriera all’altro centrale di difesa. In un momento che lei stessa ha dichiarato essere il più difficile della sua vita, è stata Laura Bassett, compagna a Birmingham, a farle tornare la voglia di giocare a pallone. Karen aveva incontrato per la sua strada la depressione: la paura ed il peso della responsabilità di giocare erano diventare insostenibili dopo il trasferimento negli Stati Uniti. Pensieri talmente pesanti da bloccarla sul sedile della macchina parcheggiata fuori dai cancelli dei campi di allenamento di Birmingham. Basset è intervenuta in questo momento, trascinandola letteralmente fuori dalla sua automobile e sul campo di gioco. Aveva pensato di smettere di giocare a pallone, sarebbe stata la scelta più ovvia di fronte a quei problemi, ma per fortuna non lo ha fatto, ed ora è in Canada, insieme alle sue amiche e compagne, a far sognare l’Inghilterra una vittoria mondiale epocale.

Louisa Necib

Louisa Necib gioca a centrocampo, da numero 10 pur indossando il 14, ha 130 presenze in nazionale, una classe sconfinata, un tocco di palla elegantissimo, è nata a Marsiglia da una famiglia algerina e ha un tocco di palla suntuoso: il paragone con Zidane è immediato. Lei se lo sente ripetere da quando è ragazzina, un talento del genere è impossibile da nascondere anche a 10 anni, lo ascolta come un mantra e, senza farsi condizionare, è diventata un’icona per il suo paese e per il movimento calcistico femminile transalpino, uno dei più avanzati d’Europa. Personalmente, la vidi giocare per la prima volta dal vivo a Stamford Bridge nella finale di Champions del 2003 e mi impressionò per il suo talento. Non avevo idea di chi fosse. Ci ha messo due anni per entrare nel ristrettissimo cerchio delle calciatrici più forti del mondo. È stata candidata al premio Puskas dalla FIFA per questo gol, ma purtroppo le semifinali della coppa le vedrà in televisione.

Louisa Necib

Nei quarti l’Inghilterra affrontava il Canada con la consapevolezza di aver poco da perdere, avendo fatto finora un mondiale entusiasmante. Sopravvivere all’infernale girone con Francia, Messico e Colombia non era semplice, eliminare la Norvegia agli ottavi era compito ben più arduo. Il Canada dalla sua aveva il peso di essere il paese ospitante, obbligato a dimostrare qualcosa, senza averne la forza e soprattutto le spalle per reggere la pressione. E infatti, i primi dieci minuti sono stati fatali alle ragazze canadesi. Un errore grossolano della centrale difensiva, con un insolito numero 10 sulle spalle, e uno di posizionamento del portiere su un calcio d’angolo mandavano l’Inghilterra sul 2-0 dopo quando non era passato nemmeno il primo quarto d’ora. Sotto di due gol e con uno stadio a favore, le canadesi erano decise a vendere cara la pelle. L’abbraccio dopo il secondo gol subito serviva a recuperare la concentrazione e suonare la carica per una rimonta impensabile. Il gol del 2-1 riapriva provvisoriamente i giochi, ma l’esperienza e la tenacia facevano buon gioco alle inglesi, che si qualificavano con alcuni patemi d’animo soltanto nel finale. Con il Giappone sarà un’altra partita campale.

La gioia inglese

La sfida tra francesi e tedesche è semplicemente capitata troppo presto nel tabellone, privandoci della finale più scontata. Per quanto visto nella prima fase della competizione, Germania-Francia sarebbe dovuta essere LA partita del mondiale, il quarto giocato tra le due migliori squadre, favorite per la vittoria finale, soprattutto dopo l’eliminazione del Brasile. La partita è stata stupenda, di un livello superiore a quello tra padroni da casa e inglesi, ma non è passata la squadra che lo ha meritato di più. La Germania ha vinto ai rigori, dopo aver pareggiato su rigore all’85 il gol segnato proprio da Necib, e dopo essere stata graziata in almeno 4 occasioni, tra cui quella clamorosa pochi attimi prima dei calci di rigore. La Francia ai punti avrebbe vinto sicuramente, per aver dominato il primo e il secondo tempo ma anche i supplementari.

La colpa, ben grave nel gioco del pallone, è quella di aver perdonato le avversarie troppe volte. Non chiudere le partite è un peccato mortale, molto più che giocare una partita attendista, e le francesi, sebbene non certo prive di esperienza internazionale, avrebbero dovuto saperlo. In semifinale ci andrà la Germania, a giocarsi un’altra finale anticipata con gli Stati Uniti.

La delusione francese

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