Coppa del Mondo – Canada 2015

State pur certi che qualsiasi discorso riguardante il calcio femminile trascenderà in odiosi stereotipi sessisti abbastanza rapidamente. I luoghi comuni più fastidiosi sono legati all’aspetto fisico delle atlete, alla loro sessualità ma anche al livello tecnico del gioco espresso.

Il primo punto è insopportabile: 22 calciatrici che giocano in pantaloncini corti e magliette attillate catalizzano ogni sorta di commento becero. Valutare un atleta, di qualsiasi sport o sesso, per l’estetica del proprio corpo è semplicemente stupido. Il sessismo, consapevole o inconsapevole è il peccato originale a cui questo sport è condannato senza aver fatto nulla meritarlo. Senza rischiare di sfociare in iperboli altrettanto stupide, vale la pena notare che spesso il sessismo sconfina nell’omofobia, una piaga che affligge il calcio maschile persino più di quello femminile e rende il mondo del pallone uno dei pochi ambiti della società dove l’omosessualità è veramente tabù inattaccabile.

La seconda zavorra che le ragazze che giocano a calcio si portano dietro è puramente conservativa e mira a difendere lo status quo. Il calcio è sempre stato roba da maschi, e le donne che ci giocano non sono in grado di produrre uno spettacolo all’altezza degli uomini. Le donne non hanno mai giocato a calcio, non sono in grado di farlo, e quando ci provano non raggiungono risultati all’altezza di quelli dei maschi. Il pregiudizio è conservatore perché spesso proviene da chi non ha mai visto una partita di calcio femminile ed è oscurantista perché ne ignora gli enormi progressi nella tecnica, nell’impostazione tattica e negli investimenti fatti negli ultimi anni.

Un’ottima occasione per avvicinarsi o almeno per provare a giudicare il calcio femminile lasciando da parte i luoghi comuni è la coppa del mondo che si sta giocando in questi giorni in Canada.

Ho avuto l’opportunità di guardare una manciata di partite tenendo conto del fuso orario, del lavoro e della vita in generale. Sono stato, a dire il vero, piuttosto fortunato, dato che la BBC offre per la prima volta copertura completa in diretta e anche un ottimo servizio on demand, che permette di recuperare qualsiasi partita dopo una settimana che è stata giocata. Questa svolta mediatica ha prodotto i risultati sperati, e ben due milioni e mezzo di spettatori hanno guardato la partita inaugurale dell’Inghilterra, persa, secondo pronostico, con la nazionale francese.

Anja Mittag festeggia il gol del momentaneo vantaggio

Anja Mittag festeggia il gol del momentaneo vantaggio

In Canada, Germania e Norvegia hanno giocato una delle partite di calcio più interessanti che abbia visto in questa stagione. Le due squadre in questione sono, insieme alla Francia e alla Svezia, probabilmente le più forti in Europa e sicuramente due delle candidate per la vittoria finale. Si prospettava, dunque, una partita necessariamente combattuta. Il primo tempo non lo è stato affatto, la Germania ha letteralmente dominato, chiudendo in vantaggio per 1-0 e con 19 tiri in porta, a fronte della sola occasione creata dalla squadra avversaria. Il canovaccio sembrava quello di un massacro, di una goleada annunciata, cosa che sarebbe probabilmente successa se le tedesche fossero riuscite ad andare all’intervallo in vantaggio di 2 o 3 gol, come avrebbero meritato. Questo non è successo, e quando le due squadre sono rientrate in campo sembravano essersi scambiate le maglie. La squadra norvegese, che non aveva praticamente passato la linea di metà campo nel primo tempo, ha completamente mutato l’atteggiamento in campo, e ha dominato le tedesche, che intorno al 60simo sembravano completamente senza energie. Dopo aver pareggiato, la Norvegia sembrava sul punto di completare la rimonta e vincere facilmente la partita ma il risultato è rimasto inchiodato sull’1-1,.

Una partita da rimanere attaccati allo schermo per 90 minuti.

L'esultanza norvegese per il gol del pareggio

L’esultanza norvegese per il gol del pareggio

Tutt’altro che combattuta sarebbe dovuta essere Francia Colombia, con la vittoria delle europee data per scontata, candidate per la vittoria finale e da sempre all’avanguardia a livello continentale a livello tanto di club quanto di nazionale. Ed invece, come talvolta accade, il pronostico è stato ribaltato, dato che la partita è finita 0-2 per la squadra sudamericana. Il match è stato di ottimo livello, ben interpretato da due squadre che fanno della tecnica individuale la propria arma migliore. Louisa Necib, numero 14 sulle spalle, testa alta e sguardo dritto mentre avanza palla al piede è dotata di un controllo palla sbalorditivo e ha una visione di gioco da far paura. Non a caso è considerata una delle tre giocatrici migliori del mondo (la numero uno è la brasiliana Marta, vera e propria icona, affermata a livello planetario) ed in patria è paragonata a Zidane. Necib è riuscita a dimostrare le sue doti attraverso una serie di passaggi in profondità, giochi di suola e dribbling in velocità pur giocando una partita nel complesso non memorabile, fatta più di spunti isolati che altro. Ha meritato la sostituzione quando la squadra era in svantaggio e spingeva per pareggiare, ma è riuscita ad ogni modo a dimostrare il suo talento, e farmi venire voglia di guardare la prossima partita della Francia. Sono pochi i calciatori che riescono e farmi questo effetto individualmente (un altro è Valdivia per intenderci). Ad ogni modo, la Colombia è riuscita a portare a casa 3 punti fondamentali giocando una partita intelligente, soffrendo quando era necessario farlo, rallentando il ritmo e colpendo in contropiede al momento opportuno. La Francia rimane favorita per il passaggio del turno, e anche per la vittoria finale, ma sicuramente ha avuto una lezione tattica dalla Colombia di quelle che rimangono impresse.

La gioia delle ragazze colombiane

La gioia delle ragazze colombiane

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