Diario di bordo mondiale, ep. 1

Il nostro Tamas terrà un diario di bordo per tutta la durata del mondiale con cadenza più o meno regolare senza perché ai grandi geni non si può chiedere anche la regolatezza. Questa è la prima parte, ricca di spunti interessanti. Gustatevela

La notizia del giorno è ovviamente la sconfitta 5-1 della Spagna contro l’Olanda. Il risultato è talmente clamoroso che viene la tentazione, ad essere onesti, di non trarne alcuna conclusione e di dare la colpa di tutto a una serataccia generale degli spagnoli e in particolare alla paurosa prestazione di Casillas e Sergio Ramos. Però, però: la partita di ieri sera, nonostante le sue evidenti particolarità (cioè appunto gli svarioni individuali, che probabilmente non verranno ripetuti) rientra in un filotto di partite sofferte per la Spagna, tutte caratterizzate da un accorgimento tattico, da parte delle squadre avversarie, tanto primitivo quanto efficace: lo schierare in attacco un centravanti fisicamente potente, in grado di fare sponda per i compagni e soprattutto di impedire ai centrali della Rossa di fungere da creatori di gioco, magari assieme a un’ala capace di inserirsi negli spazi che si vanno a creare per via dello stringersi dei due stopper e della mai perfetta attenzione difensiva dei terzini.

Il primo esempio di questa serie è stata la semifinale di Euro 2012, quando una prima punta non certa eccelsa come Hugo Almeida ha tenuto con generosità una posizione forte fra i centrali (anche allora Ramos e Piqué) e li ha costretti spesso e volentieri a sparacchiare via il pallone, saltando il centrocampo e vanificando quindi la capacità dei mediani spagnoli di gestire il gioco e uccidere nel sonno la squadra avversaria. Tuttavia in quel caso le migliori capacità difensive di Arbeloa da un lato, il meraviglioso stato di forma di Jordi Alba dall’altro (con i due terzini dunque in grado di aiutare maggiormente i centrali), e soprattutto la prestazione impalpabile di Cristiano Ronaldo, impedirono di fatto al Portogallo di sfruttare una superiorità tattica sorprendente. Il secondo e terzo episodio di questa serie si sono avuti nella scorsa Confederations Cup; prima in semifinale, quando la presenza di Gilardino ha significato più possesso palla per gli azzurri – sia sulle sue sponde, sia sui rinvii dalla difesa che David Silva non poteva certo sfruttare – e almeno metà partita di prevalenza italiana, poi in finale, quando una Spagna stanca ha sofferto oltremisura l’onesto Fred. Ieri l’Olanda – che ha segnato tre gol su cinque, e i primi due decisivi, su lancioni lunghi – ha reso evidente l’efficacia della formula centravanti potente+ala dotata di tiro di fronte a una difesa in calo e a un centrocampo che non è in grado di abbassarsi a sufficienza.

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D’altra parte, dopo aver visto Cile-Australia, mi risulta difficile credere in un’eliminazione degli spagnoli: i sudamericani hanno infatti mostrato un Sanchez mostruoso, in crescita ad ogni partita e ormai fra i primissimi a livello mondiale, ma anche una difficoltà dannata a tirare in porta, oltre a una difesa scarsa sia negli uomini che nell’organizzazione e a una preoccupante disattenzione tattica che non dovrebbe capitare a un 4-4-2 abbastanza scolastico: l’impressione è che i centrocampisti tendano sia ad ammucchiarsi al centro sia a salire troppo presto alla ricerca di occasioni da gol, con questo costringendo i due terzini a seguirli e ad allontanarsi dai centrali. Il che crea spazi illegali sia di fronte alla difesa sia sulla fascia di Mena (la presenza di Sanchez sconsiglia, mi pare, attacchi sconsiderati sul lato di Isla). Se Sampaoli non corregge queste storture, a mio parere, il Cile subirà troppo contro una Spagna che sembra più in difficoltà dietro che davanti. E non sovrastimerei il trauma portato a una squadra esperta e ben guidata come la Spagna da un risultato – per quanto tremendo – che comunque attiene a una partita singola e in fondo “perdibile”.

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Infine due parole necessarie su Inghilterra-Italia: l’idea di Prandelli di affidarsi al 4-5-1, esaltando così il nostro miglior reparto e (sperabilmente) controllando il gioco e facendo correre a vuoto gli inglesi nell’afa tropicale, è ottima. I dubbi sono semmai sulla nostra difesa, con quel Chiellini a sinistra che evoca bruttissimi momenti, e sulla nostra capacità di far gol: se il valore di Balotelli è indiscutibile, lo è meno la sua ferocia sotto porta e la sua stessa capacità di trasformarsi quando serve in una prima punta. D’altra parte, per motivi diversi, sono comprensibili le rinunce a tutti e tre le nostre prime punte più prolifiche, cioè Destro, Gilardino e Rossi; e non avrei visto come naturale la presenza di nessuno di questi tre in un 4-5-1 come quello che si preannuncia. A questo punto ci si aspetta per il nostro centrocampo una doppia sfida: tenere il pallone a lungo e impedire che un trio temibile come Lallana-Rooney-Wellbeck abbia modo di servire palloni puliti a Sturridge, o peggio ancora di puntare in prima persona i nostri difensori; e dall’altra parte essere pronti a calciare fortissimo in porta dei palloni che gli assist di Balotelli o le timidezze dei centrali inglesi potrebbero lasciar ballonzolare nei dintorni dell’area. Non è facile, come non è assolutamente facile la partita di stasera, che si annuncia come meglio preparata dagli inglesi rispetto a quella di Euro 2012; ma i nostri hanno le carte in regola per vincere la battaglia in mezzo al campo.

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