Hooligan e droghe: come gli acidi e MDMA hanno interrotto la violenza in Inghilterra

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Evoluzione storica del movimento hooligans

Negli anni ’60 è nato quello che oggi definiamo tifo organizzato: principalmente sotto forma di cori che partivano dalle terraces. Nonostante la nascita del primo movimento psichedelico sia contemporanea a quella del tifo organizzato, i tifosi appartenenti alla classe operaia – soprattutto mods e rockers – non usavano né LSD né cannabis. Questo tipo di droghe caratterizzava gli studenti fuoricorso delle facoltà artistiche delle università di Oxford, Cambridge e Cheltenham. Era il periodo hippie della ‘povertà auto-imposta’: ragazzi provenienti da famiglie agiate, che pagavano da sé l’università, ma vestivano in modo dismesso e consumavano erba e LSD. Gli hooligan, invece, le consideravano droghe borghesi, e per questo le ritenevano sostanze non adatte a uomini veri, preferendo pillole ed anfetamine. A differenza degli hippie, tendenzialmente di estrazione borghese e non interessati al calcio, tra i mod che assistevano dagli spalti era piuttosto diffuso il consumo di anfetamine. Del resto, in quello stesso periodo, le anfetamine erano anche il ‘motore’ delle serate della working class bianca. I club non servivano alcool, e dunque pastiglie e tavolette erano necessarie per ballare tutta la notte. Il ‘Twisted Wheel’ di Manchester era il centro della scena pop del nord e icona del movimento. Anfetamine e alcool accompagnavano anche i primi hooligan sugli spalti. E così come i mod, i ragazzi della Northern Soul indossavano abiti eleganti, e non quelli da lavoro che dovevano indossare tutti i giorni durante la settimana.

Northern Soul logo

Negli anni ’70 droghe e musica ebbero un impatto decisamente più rilevante sulla cultura delle curve. I tifosi appartenenti alla working class frequentavano gli ambienti della scena Northern Soul e i classici di David Bowie, come “Hunky Dory” e “Diamond Dogs”, contribuirono ad aumentare il consumo di LSD. I locali simbolo erano il Casino di Wigan e il The torch di Stoke on Trent, mentre il motto era «Keep the faith». La fede in questione era nel ballo forsennato per tutta la notte sulle note della musica soul, sovente sotto effetto delle droghe stimolanti. Nel frattempo gli hooligan appartenenti alla sottocultura skinhead continuavano a preferire considerevoli quantità di alcool a droghe di qualsiasi tipo.

Negli ’80 sono noti per i fenomeni di violenza delle tifoserie. Ogni squadra aveva la sua parte di tifoseria casual e violenta: i cosiddetti casuals indossavano vestiti di marca invece della tradizionale maglietta della squadra e, con questo tipo di abbigliamento, gli hooligan riuscivano a confondersi tra gli altri tifosi. Vestivano in modo che potenzialmente chiunque sarebbe potuto essere un ‘casual’. Questi gruppi non erano formati esclusivamente da persone della stessa classe sociale, sebbene non fossero molto numerosi, e i loro appartenenti erano conosciuti nell’ambiente calcistico, soprattutto dalle firm rivali. Essere noti nell’ambiente equivaleva a un attestato di stima.

La diffusione massima del fenomeno casual nel 1988 aveva perso la sua forza iniziale, e gli hooligan riuscivano a causare danni con maggiore difficoltà, oramai stigmatizzati dai media non solo britannici e sottoposti al controllo crescente delle forze di polizia.

Hooligans fight

Il periodo dei rave

Visto che il fenomeno casual era in declino, i tifosi si sfogavano ormai altrove: l’acid house e la cultura ‘Madchester’ erano nati e cominciavano a diffondersi già alla fine degli anni ’80. I casuals contribuivano all’organizzazione dei rave, prendendone parte come DJ, garantendo la presenza di erba e sostanze chimiche, ma anche facendo servizio d’ordine. Prima dei rave c’erano soltanto due tipologie di locali da frequentare: alla prima appartenevano quei club ai quali si andava vestiti bene per ballare la musica commerciale bevendo una quantità incredibile di alcool, a cui seguivano la ricerca di una scopata facile, di una rissa e di un kebab; nella seconda categoria, invece, rientravano i club ‘fighetti’ e di classe, a cui era impossibile accedere.

I rave avevano in comune con il movimento punk indipendente degli anni ’70 – piuttosto popolare tra i tifosi per un breve periodo – la spontaneità con la quale gli eventi venivano organizzati. I rave e il punk erano divisi da una sostanziale e profonda differenza nel rapporto tra chi fa la musica e il pubblico che la ascolta. Nel punk esistono le star, seppur strampalate, improbabili e incapaci di suonare, separate dal pubblico, che le guarda a distanza da sotto il palco. Almeno all’inizio i rave sono profondamente diversi, non avevano spazi netti a separare i performer dal pubblico. In quegli anni il motto era «fun, celebration and participation» («divertimento, esaltazione e partecipazione»), il pubblico stesso era protagonista del rave, non cantanti, chitarristi o batteristi.

Madchester United

Manchester United – Barçelona. 15 Maggio 1991, Rotterdam, finale della Coppa delle Coppe

L’episodio cruciale per capire come la cultura musicale e l’uso di stupefacenti abbiano contribuito a fermare la violenza hooligan è avvenuto nel Maggio del 1991, quando il Manchester United raggiunse la finale della Coppa delle Coppe. Secondo Gilman, nulla avrebbe potuto fermare i tifosi, intenzionati a festeggiare per un’intera settimana. Si presentarono in Olanda in migliaia anche senza biglietto diversi giorni prima della partita, nonostante tutti gli sforzi fatti dalle autorità calcistiche, dalla dirigenza dello United e dai media. Sebbene la finale si giocò al Feijenoord Stadium di Rotterdam, prima della partita moltissimi tifosi andarono ad Amsterdam dove la polizia era pronta a riceverli e, sorprendentemente per chi è abituato a viaggiare dietro alla propria squadra, l’accoglienza fu amichevole e cordiale. I bar di Amsterdam si riempirono di tifosi del Manchester United che fumavano cannabis e si comportavano come bambini felici in una fabbrica di cioccolata. Nessuno aveva intenzione di scontrarsi con tifosi avversari o creare problemi. Sapevano probabilmente che al primo episodio violento, avrebbero chiuso coffee shop e bordelli, rendendo la trasferta ad Amsterdam noiosa ed anonima. La festa sarebbe finita.

La coppa non fu l’unica cosa che riportarono in Inghilterra nel 1991. I tifosi portarono indietro anche le conoscenze appena acquisite in materia di musica house italiana e techno belga; i frequentatori dell’Old Trafford diventarono frequentatori abituali dei rave alla fine della stagione 1991-92.

Questo legame tra il fenomeno hooligans e la scena musicale di Madchester era tuttavia meno stretto nel sud dell’Inghilterra. I tifosi del Chelsea, notoriamente con posizioni apertamente di destra, avevano coniato lo slogan, riportato anche sulle magliette, «Hooligans against acid».

NME cover - Rave on

Conclusione

La fase della acid house o del fenomeno Madchester fece sì che i tifosi fossero calmi e rilassati: volevano godersi lo spettacolo fino in fondo, diventandone i protagonisti, esattamente come accadeva nei raduni rave. Secondo le teorie di Gilman, invece, il movimento punk portava a opposte conseguenze. Come detto, nelle dinamiche di fruizione pubblica del punk esistono pochi protagonisti e sono separati dal pubblico, spettatore.

Gilman predisse anche che la violenza sarebbe tornata rapidamente e all’improvviso, così come era venuta la fase di calma temporanea. Così avvenne: anche se in scala e modalità differenti, il fenomeno della violenza hooligan è tornato attuale, e chissà che a contrastarlo non possano essere ancora una volta dei rave parties per tutta la notte.

Per approfondire:

 

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2 thoughts on “Hooligan e droghe: come gli acidi e MDMA hanno interrotto la violenza in Inghilterra

  1. Se avessi una radio, ti concederei mezz’ora a ruota libera :)

    • grazie mille. questa è una cosa molto bella da sentirsi dire, sopratutto dopo una vita in cui la maggior parte della gente ‘offline’ si è detta annoiata da questi discorsi 😀

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