Il Wolfsburg è campione d’Europa!

Cerimonia d'apertura

Cerimonia d’apertura

C’erano tante bandiere del Lione, forse ancor di più di quelle del Wolfsburg, ma anche le sciarpe del Borussia, quelle del Bayer e persino qualcuna di Watford, Crystal Palace e Arsenal. Questa macedonia di colori sociali si è vista raramente su un campo di calcio, tantomeno a Stamford Bridge, casa del Chelsea. Si respirava un’atmosfera consona ad un quadrangolare d’Agosto più che ad una finale di Champions League. Tante famiglie, bambini, e ragazze sugli spalti. Un clima amichevole e rilassato, portato dai frequentatori dello stadio, antropologicamente differenti da quelli che seguono la propria squadra del cuore ogni weekend.

Fair play pre-match

L’atmosfera di entusiasmo era il giusto tributo per queste due squadre arrivate alla fine del principale torneo a livello continentale di uno sport che sta crescendo in modo vertiginoso. Le atlete protagoniste di questi incontri non hanno celebrità e denari dei loro omologhi maschili, ma la voglia di vincere e i sacrifici necessari per arrivare al traguardo sono gli stessi.

Concentrazione

Concentrazione

Le due squadre arrivavano all’appuntamento più importante della loro stagione con stati d’animo assolutamente contrapposti. Il Lione, infatti, è un’autentica corazzata europea, imbattuto da oltre 120 partite, l’ultima sconfitta risaliva al 2010, e campione europeo in carica per due anni consecutivi. Il suo cammino in Champions è stato un autentico trionfo. Prima di arrivare in finale, infatti, le ragazze francesi avevano segnato la bellezza di 40 gol in 8 partite, subendone soltanto 1. Numeri impressionanti, che danno la misura della forza di questa squadra. Tenendo a mente che l’anno prima il percorso era stato simile, si possono avere le proporzioni della forza delle ragazze francesi.

Bel calcio di punizione dal limite

Bel calcio di punizione dal limite

Il Wolfsburg, d’altro canto, era una squadra giovane, che forte del suo entusiasmo aveva fatto un percorso europeo fatto di sole vittorie, ma concedendo più spazio alle avversarie, sudando ogni passaggio del turno. Se non bastasse questo, bisogna ricordare che il Wolfsburg aveva vinto per la prima volta il suo campionato sovvertendo il pronostico che vedeva il Francoforte assolutamente favorito alla vigilia. Le ragazze tedesche affrontavano, dunque la competizione per la prima volta nella loro storia, sognando di emulare Francoforte, Potsdam e Duisburg, in grado di vincere la coppa alloro prima partecipazione. A complicare le cose si aggiungevano le assenze di quattro giocatrici chiave per infortuni, che costringevano l’allenatore tedesco a mischiare le carte, e schierare giocatrici fuori dal loro abituale ruolo per sopperire alle assenze delle compagne. Prima del calcio d’inizio, l’esito appariva scontato; questa serie di eventi inchiodava il Wolfsburg al destino segnato di vittima sacrificale.

Spinta sulla fascia

Spinta sulla fascia

La partita iniziava secondo una trama prevedibile: il Lione attaccava, forte del suo tasso tecnico elevato e il Wolfsburg si chiudeva cercando di colpire in ripartenza. Il primo tempo finiva 0-0, un risultato dietro al quale si nascondeva la simmetria tra la bravura delle francesi e la tenacia delle tedesche. Primi 45 minuti comunque molto lontani dall’essere noiosi.

11 metri

11 metri

Gioia dopo il gol
Gioia dopo il gol

La seconda frazione di gioco iniziava in modo ben diverso, con il Wolfsburg che cambiava strategia, aggredendo l’avversario, e mettendolo in difficoltà con delle ripetute percussioni sulle fasce. L’inerzia era tutta tedesca, e il gol arrivava come logica conseguenza. La realizzazione avveniva, tuttavia, soltanto su rigore. Nei restanti 25 minuti il Lione non riusciva a pareggiare, e interrompeva così, la sua interminabile striscia senza sconfitte.

Solo gioie

Solo gioie

L’immagine finale dell’incontro era il picchetto d’onere delle calciatrici del Wolfsburg; le atlete francesi, infatti, raggiungevano la piattaforma della premiazione passando attraverso il corridoio fatto dalle tedesche. Le vincitrici stringevano le mani alle sconfitte, che raggiungevano la medaglia d’argento in lacrime di delusione.

Picchetto d'onore

Picchetto d’onore

Ricevuta la coppa dalle mani di Platini, le fresche campionesse tedesche si concedevano al tradizione giro di campo con la coppa, condividendo la loro gioia con i propri tifosi, ma anche con semplici spettatori rimasti sugli spalti a tributarne il meritato successo.

Premiazione

Premiazione

Giro di campo

Giro di campo

 

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