Lunga vita all’FA Cup!

Il fascino dell’FA Cup è tutto racchiuso nel suo nome. Sto parlando della coppa della Football Association, cioè il trofeo organizzato dalla federazione nazionale. Tradotto in termini concreti vuol dire che più di 750 squadre si affrontano per vincere la finale tenuta come regola a Wembley. Basta la formula della manifestazione a rendere il trofeo affascinante: eliminazione diretta su una partita secca con ripetizione in caso di pareggio e sorteggio integrale di accoppiamenti e terreno di gioco. In poche parole è un’orgia calcistica a cui prendono parte tutte le squadre del Regno Unito: il paradiso di ogni calciofilo.

La coppa dura da Agosto fino a Maggio, ma entra nel vivo da gennaio, cioè quando i campioni della Premier prendono ripetizioni di geografia analizzando sul campo la provincia britannica. La presunzione a volte prevale sulla classe e capita che i giganti cadano. In questi casi squadre sconosciute, abituate al fango più che ai flash dei fotografi si prendono i titoli dei giornali. I ‘Giant Killers’ sono al centro del palcoscenico; la gioia anche se effimera, vale una carriera. L’emozione, specialmente se vissuta su degli scomodi e scoperti gradoni, diventa mitologia epica e le vicende di un umido martedì pomeriggio verranno raccontate alle generazioni future.

Non bisogna stupirsi che sia il trofeo più antico del Regno Unito: la prima edizione fu assegnata, infatti, nel 1872. Storicamente è stato ambito quanto, e forse più del campionato. In passato ha avuto ricadute su insospettabili illustri protagonisti del calcio attuale. Come quella volta che nel 1990 uno sconosciuto allenatore scozzese salvò la panchina grazie alla vittoria finale contro il Crystal Palace. Quel 1-0 nel replay di Wembley permise a Sir Alex di scrivere negli anni a seguire pagine di storia del calcio europeo.

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Anche durante i 32simi di questa edizione gli spunti di interesse non sono mancati.

Innanzitutto lo scambio delle punte avvenuto nella prima finestra del mercato invernale è sicuramente risultato efficace: Demba Ba è passato dal Newcastle al Chelsea, ha esordito con i Blues e ha subito segnato una doppietta a Southampton che è valso il passaggio del turno alla banda di Benitez. Contemporaneamente i MagPies hanno pagato l’assenza dell’attaccante senegalese e sono usciti dalla coppa sconfitti per 2-0 a Brighton, squadra di Championship allenata da Gus Poyet, campione del mondo del ’98.

Il posto per Ba al Chelsea era stato liberato dalla cessione di Sturridge al Liverpool; l’attaccante inglese è partito subito titolare sul campo del Mansfield, quinta divisione, e ha sbloccato il risultato. Di solito, quando sono in ballo questi rapporti di forza, lo scoglio maggiore è passare in vantaggio. La pratica che sembra già conclusa sull’1-0 è messa in ghiaccio dal raddoppio di Suarez. Questa volta però la storia sembra prendere una piega differente: il Mansfield mira Golia con la fionda, scocca il ciottolo e accorcia il risultato. La partita cambia inerzia, i padroni di casa vanno vicini al gol del pareggio in più di un’occasione.

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L’assedio finale è vacuo. Il turno lo passano i Reds grazie al gol dell’uruguayano che combatte contro la storia. Suarez vuole, infatti, diventare l’uomo più odiato di sempre della Premier e dopo le accuse di razzismo e gli screzi con i compagni, fa un altro passo verso il suo obiettivo, esultando con un bacio al polso, parte del corpo anatomica decisiva per il gol del 2-0.

Joe Cole partecipa al ballo delle punte e prende il massimo dei voti dalla giuria. Il Liverpool lo aveva ceduto al West Ham alcuni giorni prima dell’arrivo di Sturridge. ImageE neanche a dirlo è stato subito decisivo ad Upton Park. Cole pennella in men che non si dica due assist al bacio per l’idolo/bersaglio di casa Collins, mettendo in evidenza le lacune sul gioco aereo del Manchester United. Sir Alex non ci sta, e inserisce l’arma di fine di mondo, all’anagrafe olandese registrata con il nome e cognome di Robin Van Persie, che ovviamente segna il gol che vale il replay nei minuti finali con gli hammers già proiettati verso il sorteggio del quarto turno. La bile nei tifosi londinesi è tanta, accresciuta dalla consapevolezza di aver dominato per 90 minuti.

Stessa sorte beffarda del West Bromwich, raggiunto al 92simo dal gol del redivivo Kieron Dyer alla sua nona partita in due anni con la maglia del QPR.

In Galles continua il periodo d’oro dei cigni dello Swansea che portano Arsene Wenger al replay al termine di una partita dove l’Arsenal recrimina per essersi fatto rimontare al 86° e per un presunto rigore negato. Da segnalare l’ennesimo gol di Michu, attaccante spagnolo rivelazione di questa stagione.

Al 90°, però, i riflettori della giornata sono per una volta puntati su Luton, cittadina sinora nota alla cronache per la presenza di uno degli aeroporti di Londra, per il suo magnifico carnevale e la presenza di una grossa fabbrica di automobili. Le attenzioni dei mass media arrivano in città quando i locali segnano il gol dell’uno a zero al Wolverhampton. La partita finisce con questo risultato, lo sgambetto è servito, e i lupi del nord dell’Inghilterra si fermano qua, nonostante le quattro categorie di differenza. Per capire meglio la misura dell’impresa, basti pensare che se fosse accaduto in Italia, avremmo visto l’Ostia Mare eliminare il Brescia.

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Archiviato questo terzo turno non resta che sedere sulla riva del fiume con i tacchetti sporchi di fango aspettando il passaggio del cadavere dell’avversario, sperando che indossi la livrea con le spalline celebrative delle vittorie passatee il petto ancora gonfio dalla spocchia propria del campione sconfitto.

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