Memorie dell’Europa Calcistica

Lo sosteneva Nick Hornby e anche i Bukaneros del Rayo sembravano concordare in una nota coreografia recente, ma in fondo noi lo sappiamo da sempre: il tempo scorre in stagioni, da Agosto a Giugno. Poi, per fortuna, ricominciano. Noi che leggiamo e che scriviamo questo tipo di articoli ci intendiamo al volo perché viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda. Sappiamo benissimo che la vita va avanti al ritmo delle stagioni calcistiche, forse anche più di quanto non vorremmo veramente.

Il tempo passa secondo convenzioni ormai consolidate, parte con i turni preliminari delle varie coppe o coppette e finisce con finali o spareggi, con delusioni o soddisfazioni, senza vie di mezzo (anche l’irrilevante mediocrità rientra necessariamente in una delle due categorie). La soddisfazione per aver celebrato l’obiettivo conta molto di più della posizione in graduatoria. “La classifica non conta” non è soltanto uno slogan ma è la verità che ci portiamo dentro. Questo concetto lo spiega molto bene Hornby nel monologo finale di Fever Pitch, quello che ha il culmine nella frase “non riesci a capire se la vita è una merda perché l’Arsenal fa schifo o viceversa”.

Le nostre vite sono scandite dai tempi della nostra ossessione, secondi riti che si ripetono ogni weekend. Anzi, i 90 minuti sono solo una valvola di sfogo, la manifestazione di quel pensiero fisso che ti spinge a vivere la partita non appena finisce la precedente e che dura fino alla successiva. Questa condizione è assolutamente opprimente, e potendo scegliere, preferiremmo non averla.

Sapete di cosa sto parlando, è la stessa sensazione che ci fa ricordare la ragazza (o il ragazzo) con cui stavamo nel 2007 perché associamo il nostro partner di allora ai ricordi della nostra squadra che, proprio quell’anno, aveva vinto (o perso, è irrilevante) il derby in trasferta in modo rocambolesco, o in modo roboante.

Copertina memorie europa calcistica

“Memorie dell’Europa Calcistica” parla esattamente di questo. Mastrolilli, chiaramente uno di noi da come scrive su Lacrime di Borghetti o da come commenta quello che gli altri scrivono, ha organizzato la sua raccolta di racconti pensando a questo piacevole supplizio. Ne sono certo, e non perché conosca di persona Mastrolilli, ma perché il filo conduttore di Memorie è questo: parlare di calcio parlando della propria vita. Il che è perfettamente equivalente a parlare di qualsiasi altro argomento mentre si affronta un discorso calcistico.

La relazione con la ragazza canadese conosciuta nei cortili dell’università di Brighton dura esattamente quanto la cavalcata dello Swansea in Premier League. È del tutto irrilevante che della bella ragazza d’oltreoceano il protagonista del racconto conosca a memoria la disposizione delle lentiggini mentre dello Swansea sappia a malapena la dislocazione sulla cartina geografica. Associare queste due sfere esistenziali è un processo automatico e inevitabile.

Leggere questa serie di racconti ambientati in varie zone d’Europa richiama le esperienze vissute dal lettoreè impossibile non trovare un collegamento con i propri ricordi e con le proprie emozioni.

Devo ammettere che ho iniziato a scrivere la recensione di questo libro con l’intenzione di impostarla in un altro modo. Andando avanti con i paragrafi mi sono reso conto che stavo scrivendo qualcosa di diverso da quello che avevo in mente, e alla fine ho concluso il pezzo con la convinzione che questo era l’unico modo di parlare di questa raccolta e ne sono contento.

“Memorie dell’Europa Calcistica” è pubblicato da Edizioni inCONTROPIEDE, lo potete acquistare qua e io vi consiglio di farlo.  

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