National British Museum: autentico paradiso calciofilo

Ho pensato molto a quale potesse essere l’immagine migliore per descrivere la passione di Manchester per il calcio. Sono sicuro che non vada bene una foto dei tifosi del City che festeggiano per un gol di Tevez, né tanto meno la raffigurazione dell’Old Trafford, fiero teatro dei trofei vinti dallo United. Alla fine credo che la diapositiva migliore sia quella scattata a una ventina di persone, radunate in gruppetti più piccoli di 2-3, davanti ad un gigantesco stabile di vetro e cemento situato nella piazza di Manchester. La foto l’ho scattata alle 10.45, e quel gigantesco e futuristico edificio è il ‘National Football Museum’. Questo luogo, oggetto di veri e propri pellegrinaggi liturgici, apre le sue porte alle 11, e sono in tanti gli appassionati che arrivano prima dell’apertura ufficiale. La fretta di entrare è per osservare autentiche testimonianze di una storia che soltanto marginalmente può essere definita sportiva.

entrance

Dentro il museo, infatti, è raccontata l’evoluzione sociale e culturale di un popolo attraverso fotografie d’epoca, trofei, scarpini e palloni a cui sono legate passioni e chissà quali storie.

Non sono sorpreso che questo museo sia ospitato proprio da Manchester, città che ha dato tanto al calcio. Questa area, infatti, è quella della rivoluzione industriale, delle industrie tessili dalla lunga e stretta ciminiera, e degli edifici rossi, simboli di un passaggio storico importantissimo per tutto lo sviluppo Europeo. Così come per il calcio, la ‘greater Manchester è un’area legata alla nascita e sviluppo del capitalismo europeo. Lo sviluppo industriale inglese ha avuto un impatto molto forte su questi territori. La correlazione tra industrializzazione e passione per il calcio è palese già passeggiando per la città. Quando ci sono pochi ricchi e molti poveri si creano le basi perché il calcio trovi terreno fertile. Il capitalismo, infatti, porta occupazione e benessere, ma anche polarizzazione e disuguaglianza sociale; queste le ragioni di un rapporto così stretto.

Manchester plants

Il tema centrale del museo, più che oggetti e cimeli, è il lungo percorso, costruito da individuali genialità ed euforie collettive che ha portato il calcio ad essere il culto laico che è oggi. Dal punto di vista espositivo, ogni oggetto all’interno delle teche non è lasciato a sé stesso, ma è sempre accompagnato da un’adeguata spiegazione e contestualizzazione storica, indispensabile per distinguere un museo da uno scantinato molto fornito.Nottingham Forrest

Calcisticamente, l’esperienza è totalmente appagante. La ricchezza di trofei e magliette storiche è stupefacente. Si possono osservare autentiche perle, come la coppa Rimet vinta dall’Inghilterra nel ’66 e la maglia di Maradona, indossata nel pomeriggio della mano de Dios, in cui Diego è diventato icona assoluta. Tra le delizie per i calciofili sicuramente lo spazio dedicato alla storica squadra di Budapest, il Ferencváros. A questa è collegata una saletta dedicata agli allenatori che hanno fatto la storia del calcio europeo. In questa zona si trovano alcuni schermi con funzione didattica, che mostrano tramite animazioni interattive la strategia principale di ogni allenatore. Enorme lo spazio dedicato all’Fa Cup: numerose parti del museo, infatti, raccontano le imprese storiche dei giant killers,o le vittorie di squadre fatte da campioni assoluti, ed ospitano perfino i ritratti dei personaggi che hanno fatto la storia del torneo.England - Hungary

Il percorso all’interno del museo è pensato per iniziare e finire la visita osservando lo stesso oggetto, ovvero un quadro. Il dipinto in questione è una trasposizione in chiave moderna di un’opera di Piero Della Francesca raffigurante Cristo in trionfo appena risorto, intitolato appunto, la Risurrezione. Nell’opera esposta a Manchester il protagonista non è il figlio di Dio, ma Eric Cantona, raffigurato in posa umanamente terrena tra i suoi apostoli, che non erano San Pietro e San Giovanni, ma Gary Neville e David Beckham.

Eric

Decisamente un’altra immagine candidata a riassumere come il calcio sia parte rilevante dell’immaginario collettivo di questa città.

Be Sociable, Share!

6 thoughts on “National British Museum: autentico paradiso calciofilo

  1. Cioè, fammi capire: di tutti i cimeli importanti che ti sei visto in questo museo che io ho già visitato ben 3 volte – vado spesso su a Manchester, sia per motivi calcistici che di lavoro – tu ci metti il Pier della Francesca in chiave rag, orrido come solo i veri rags sanno produrre! Per il resto condivido il tuo entusiasmo e la chiave d’interpretazione che dai del legame fra Manchester e la storia del calcio, ma far vedere questa specie di quadro … puah!

    • ti sento veramente infastidito dalla scelta. probabilmente c’è di meglio, è vero, però da un punto di vista simbolico rende

  2. però il ferencvàros è di budapest, non bucarest

    • Hehehe, mi ricorda quel gruppetto di tifosi dell’Athletic Bilbao, che l’anno scorso volevano seguire la finale di Europa League dal vivo (a Bucarest, Romania), ma in realtà si sono trovati nella capitale Magiara, sperduti ed avviliti.
      Spero perlomeno che abbiano mangiato un sostanzioso piatto di gulash.

      • ahahaha
        ma sul serio è successo questo fatto geniale? spero che qualcuno abbia usato l’episodio per sceneggiarci un film.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *