Nessuno tocchi Wenger

Una delle cose che ho imparato da quando seguo il calcio inglese è che alla terza partita di fila dell’Arsenal senza vittorie, qualcuno arriverà a chiedere la testa di Arsene Wenger.

Una settimana fa, l’Arsenal era uscito umiliato più che battuto dalla trasferta di Stoke-on-Trent al Britannia Park. Qualche fischio alla stazione dei treni, un infausto striscione e all’improvviso sono ricominciate le solite polemiche intorno a Wenger. Arsene sì, Arsene no: meglio Klopp, meglio Martinez e così via. Insomma, meglio chiunque del francese, amato senza riserve solo dai sui pretoriani (che siano calciatori, giornalisti o tifosi) che sono stati in grado di perdonargli la parlata  inglese senza alcuna retrogusto britannico e i risultati non al passo – negli ultimi anni almeno – con quelli degli incrociatori di Manchester o del Chelsea.

Poi nel frattempo i cannonieri del North London hanno battuto il Galatasary in modo molto convincente nella vecchia Bisanzio ed hanno impartito una sonora lezione di calcio alla banda di Pardew, sotto forma di 4-1 al resuscitato Newcastle e le cose per magia sono cambiate. La lezione di calcio data ai geordies, infatti, ha reso il dibattito su Wenger obseleto. I tre punti conquistati sono marginali nel ragionamento, a cambiare le carte in tavola è stato, infatti, il modo – magnifico – con cui l’Arsenal ha giocato sabato. I terzini a volare sulle fasce, Cazorla a fare il padrone del centrocampo, e Giroud a fare il Giroud e l’Arsenal ha giocato come la squadra imbattibile che è in giornate come questa. E tutto d’un tratto Wenger è tornato un genio: lo stadio ha ricominciato a cantare il suo nome all’unisono (there is only one Arsene Wenger) e lo striscione giustizialista, che campeggiava sulle tribune senza memoria di Emirates, è scomparso nelle cantina di chi lo aveva scritto, nonostante la vernice non fosse nemmeno ancora del tutto asciutta.

Contestazione Wenger

Non c’è bisogno di snocciolare le statistiche o estrapolare i numeri dagli almanacchi per valutare la gestione del francese da quando è sulla panchina dei gooners: non servono dati o comparazioni per valutare Wenger e la sua concezione del calcio. Ho avuto abbastanza tempo, e ho visto abbastanza partite dell’Arsenal per dire che deve rimanere al suo posto. Ed anzi dev’essere sostenuto a maggior ragione adesso che la squadra sembra trascinarsi fuori dal momento di difficoltà.

Arsene è un allenatore che fa bene al calcio e l’Arsenal è l’ambiente perfetto per esaltarsi. La sua idea di calcio è molto semplice: togliere la palla a 4 palleggiatori formidabili è più difficile che toglierla a 2, quindi in campo ne vanno quanti più è possibile. Con buona pace del buon Flamini che deve correre e recuperare per tutti quanti. L’idea del palleggio è centrale nella concezione di Wenger ed è perfettamente in linea con i ritmi forsennati della Premier League. Se il tiqui-taca di prima generazione del Barcelona era finalizzato al taglio nello spazio alle spalle dei difensori avversari, l’idea di Wenger è molto più orizzontale. I 4 palleggiatori gooners si trovano perfettamente a loro agio negli spazi stretti. Le linee di passaggio sono cortissime, e lo sono volutamente. Con il palleggio non si aprono nuovi spazi, ma si sfruttano al massimo quelli strettissimi lasciati liberi dal pressing degli avversari, nei corridoi ci si esalta senza soffrire di claustrofobia. Il centravanti perfetto di questo sistema è il torello, non lo spazio come diceva Guardiola. Il turbine di passaggi è un flipper che stordisce gli avversari, che si ritroveranno dopo 5-6 tocchi di prima a velocita’ vertiginosa a dover raccogliere la palla dalla propria rete. Il memorabile gol al Norwich di Wilshere è il manifesto culturale di questo sistema.

Alcuni mesi fa è successo un episodio che mi ha molto colpito. L’Arsenal ha perso 2-0 con il Chelsea, una partita molto sentita dai due manager, divisi da grande rivalità personale oltre che sportiva. Dopo la partita ci sono state le solite polemiche e discussioni di ogni volta che Mourinho e Arsene siedono a pochi metri. Nella fattispecie specifica, i gooners accusavano gli avversari di aver giocato troppo duro per 90 minuti, complice una gestione arbitrale piuttosto permissiva verso l’aggressività dei blues. Secondo Wenger, Mourinho era stato scorretto per aver istruito i suoi a mirare alle caviglie degli avversari più che alla palla. Una discussione abbastanza standard quando si scontrano due idee di gioco differenti e due personalità forti, esattamente come accadeva tra Brian Clough e Don Reevie.

A fine partita ha parlato Cesc Febregas dopo aver fatto un assist ed un prestazione magnifica, e ha usato parole che mi hanno molto colpito. Diceva, in buona sostanza: “Finalmente capisco – da avversario –  quanto è frustrante giocare contro Wenger, togliere la palla ai vari Cazorla, Wilshere, Ramsey è quasi impossibile con le buone. L’unico modo per riuscirci è farlo con le cattive”.

La presenza di Wenger sulla panchina di Emirates è tutta nella dichiarazione di Cesc. Dichiarazioni di questo tipo sono una attastati di stima, una certificazione della forza delle proprie idee calcistiche. Questo, a mio giudizio, è piu’ importante di qualsiasi risultato. Essere portatore di queste idee dovrebbe garantire ad Arsene se non l’impunità assoluta, almeno la stima e l’impermeabilità dalle critiche – perlomeno da quelle gratuite – per molti anni a venire.

Arsene Wenger

Be Sociable, Share!

One thought on “Nessuno tocchi Wenger

  1. Complimenti per l’articolo, apprezzo molto perchè oltre essere un tifoso dell’ Arsenal, sono anche un “amante” di Arsène Wenger.

    Su una cosa solo non sono d’accordo, o meglio, c’è una cosa che tengo a precisare. Dall’ articolo sembra che i tifosi giudichino Wenger a seconda dei risultati: se perdi è da cacciare, se vinci è da confermare. Questo genere di tifosi esistono, ma sono veramente pochissimi, pochi pochi pochi.

    Nella tifoseria dell’ Arsenal ci sono due vere e proprie fazioni.

    – Una sostiene Arsène Wenger e l’operato del board indipendentemente dai risultati e che mette in una corretta prospettiva gli avvenimenti che si susseguono.

    – L’ altra è anti-wengeriana a prescindere. Che si vinca o che si perda, che si alzi la FA Cup a Wembley o che si concluda la stagione senza un trofeo, questa gente ritiene comunque il manager alsaziano colpevole di aver smarrito l’identità del club, di essere servile di un board dedito solo al miglioramento delle finanze, di favorire l’esportazione del marchio Arsenal nei paesi esteri, dell’ aumento del prezzo dei biglietti, dell’ abbandono di Highbury per trasferirsi in un impianto senza identità. La loro opinione non cambia. L’ Arsenal potrebbe vincere anche quattro trofei in questa stagione, ma loro resterebbero comunque dall’ altra parte del fiume.

    La lotta tra i PRO e gli ANTI è continua. Nelle ultime settimane, ancora prima di Stoke e della vile contestazione alla stazione, un gruppo organizzato, quello di She Wore, ha realizzato del merchandising “da dissenso”, invitando, a chi l’avesse acquistato, di esporlo all’ Emirates.

    Questa gente però è sola, perchè su larga scala la gente è con Wenger e vuole andare allo stadio per tifare. Sabato scorso all’ esterno dell’ impianto era stata organizzata una manifestazione proprio contro Wenger ed il board. Sapete quanti hanno accolto l’ invito? Pochissimi. Sapete quanti gli sono passati davanti e li hanno sbeffeggiati cantandogli “one Arsène Wenger, there’s only one Arsène Wenger”? Tanti.

    Il coro sentito nei minuti finali contro il Newcastle aumenta ancora di più di quel che è la spaccatura tra i tifosi ed i contestatori, cementifica il rapporto tra tifo, squadra e manager e mette in chiaro ancora una volta che l’unica persona che in questi anni ha voluto, ha fatto e fa il bene del club è una sola: Mr Arsène Wenger.

    Spero sia chiaro il mio discorso, un pò contorto ma spero chiaro :)

    Ancora complimenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *