Nottingham Forest – Barnsley, quando la classe operaia andava in paradiso

“Ne discutiamo dieci minuti per poi decidere che io avevo ragione.”

KickOff

Questa è l’inscrizione ai piedi della statua tributo a Brian Clough, eretta nel centro storico di Nottingham. Questa frase riassume molto semplicemente lo smisurato ego dell’allenatore che ha fatto grande il Forest. Presunzione e capacità spesso vanno di pari passo. Non avendolo vissuto nella quotidianità è molto difficile darne un giudizio personale. I rossi sicuramente non erano stati così grandi prima di lui, e forse non lo saranno mai più. È indiscutibile che le imprese del duo Clough-Taylor sono difficilissime da raggiungere per chiunque ed in qualsiasi contesto. Certamente la personalità di Clough avvolge Nottingham, la sua presenza è molto presente anche oggi a più di 30 anni di distanza dalla Champions vinta, e a nove dalla sua morte. La sua memoria è accarezzata e curata con passione che diventa quasi venerazione a giudicare dagli accostamenti tra il suo volto e tutto ciò che può essere ricondotto al calcio.

City Ground 2

Nottingham è una città ruvida, sicuramente non bella, ma simbolo di un’Inghilterra proletaria, dove la working class è stata realmente protagonista della sua storia. Ne sono testimonianza le gigantesche ciminiere al lato della ferrovia che accolgono i treni provenienti da sud, ovvero da Londra, centro del potere politico ed economico del paese. Ne sono un chiarissimo segnale le periferie degradate, quartieri formati da enormi palazzoni tutti identici tra loro e profondamente grigi, di un colore che lascia la malinconia dentro chi li osserva. Per questa gente del nord, abituata a lavorare duro, anche in miniera, Brian Clough deve rappresentare un personaggio storico, un autentico salvatore, capace di portare la più grande delle gioie terrene tra le masse, ovvero l’affermazione calcistica nazione e poi addirittura quella internazionale.

Robin HoodLa classe operaia di Nottingham andava in paradiso per davvero quando la sua squadra di calcio, quella di cui parlava nelle rare pause del lavoro ai macchinari, insegnava calcio agli avversari. Rigorosamente palla a terra, perché se il buon Dio avesse voluto giocare con i soliti lunghi lanci verso l’alto, avrebbe messo l’erba sulle nuvole, come diceva Clough disprezzando il calcio di maniera dei suoi contemporanei. Il Forest detiene tutt’ora due record a livello mondiale: è l’unica squadra ad aver vinto più coppe dei Campioni che scudetti ed è l’unica ad aver vinto il trofeo europeo che abbia militato anche nella terza divisione del proprio campionato. Basta questo a comprendere quanto Clough abbia contribuito a scrivere la storia del Forest e di Nottingham. Il Forest sembrava avere segni del proletariato già dalla sua nascita. La scelta del colore sociale rosso è stata fatta come tributo a Garibaldi. Il leggendario eroe dei due mondi era visto come simbolo della liberazione politica, ma anche sociale italiana, ed era tanto apprezzato da adottare il rosso della giubba dei mille come colore in suo onore. Ancora oggi i riferimenti al patriota italiano sono tangibili nella nomenclatura cittadina di strade ed esercizi commerciali. Ulteriore riferimento all’emancipazione sociale è il mito di Robin Hood, autentico simbolo cittadino. Il leggendario ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri compiva le sue gesta proprio nel Nottinghamshire, nascondendosi nella vicina la foresta di Sherwood. Il filo conduttore della cittadina è chiarissimo.

City Ground

Oggi il Nottingham Forest lotta con lo stesso spirito dei suoi eroi cittadini per guadagnarsi un posto nella Premier League. E la lotta è molto serrata. C’è da conquistare un posto al sole nel play off da cui passerà l’eventuale promozione, ed il Bolton sesto in classifica è lontano solo due punti. L’occasione che si prospettava sabato era molto ghiotta: in una giornata estiva più che primaverile arrivava il Barnsley, squadra praticamente retrocessa. In tifosi ospiti sembravano praticamente in gita liceale.

Barnsley

L’atmosfera intorno alla stadio era naturalmente gioiosa, fatta di picnic sul prato dello stadio, sulle rive del fiume Trent e di birra all’aria aperta, i sostenitori del Forest pregustavano, giustamente, una facile vittoria. Lo svolgimento della partita ha lasciato i 25 mila tifosi locali con l’amaro in bocca, conseguenza di uno 0-0 venuto dopo aver colpito due pali e due traverse in un assedio durato 90 minuti. I play off non sono perduti, ma ci sarà da lottare per tutto il campionato.

Corner

A fine partita, passeggiando nel centro cittadino, guardavo la statua di Clough, e vedevo il sorriso sulla sua faccia, le mani incrociate per festeggiare uno dei suoi successi e pensavo a quanta gioia avesse dato ai cittadini di questa città. Il sorriso compiaciuto di Clough dev’essere stato lo stesso di migliaia di persone riversate in città dopo la vittoria nella finale di coppa con il Malmö o dopo quella con l’Amburgo. Sicuramente è difficile immaginare a breve il Forest sul tetto d’Europa, ma i play off sono alla portata, e vincerli sarebbe la gioia più grande

.Brian Clough

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One thought on “Nottingham Forest – Barnsley, quando la classe operaia andava in paradiso

  1. Bel comment mi ha insegnato qualcosa che non ne ero al corrente

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