Romania – Ungheria: una normale partita senza calcio

Nelle qualificazioni per Euro 2016 la nazionale della Romania è stata curiosamente inserita nello stesso girone dei due avversari con i quali la rivalità è più accesa: Grecia e soprattutto Ungheria. Infatti, i primi sono stati gli avversari dello spareggio per accedere al mondiale brasiliano, mentre con i secondi è in piedi una delle più grandi rivalità dell’Europa dell’Est.Ultras on tourI trascorsi storici tra Romania e Ungheria sono arcinoti e risalgono alla fine della Prima Guerra Mondiale. Pietra angolare della contesa era, ed è oggi come allora, la regione della Transilvania, che divenne parte della nazione rumena, pur avendo fatto parte da sempre dell’impero austro ungarico. I fatti risalgono al trattato di Trianon, firmato alla fine della prima guerra mondiale, attraverso il quale si smembrò l’impero che era stato di Francesco Giuseppe. I territori ungheresi divennero il 30% di quanto non fossero prima della grande guerra, e un altissimo numero di magiari si ritrovò ad abitare territori stranieri. Da quel giorno il milione e mezzo di abitanti ungheresi delle terre transilvane diventò la più grande minoranza etnica europea. Come è facile attendersi, l’estrema destra nazionale – rappresentata nel partito dello Jobbik[1] – poggia buona parte del suo pensiero politico sul revisionismo storico e sul qualunquismo ideologico di molti cittadini di voler stracciare quel trattato e tornare ai confini pre-Trianon. Il pensiero politico e l’evoluzione storica del partito di estrema destra ungherese cavalca questo sentimento revanscista con preoccupante successo. Infatti, lo Jobbik rappresenta la migliore esperienza della destra estremista in Europa, essendo arrivata addirittura al 17% nelle elezioni politiche del 2010. Come è ovvio aspettarsi, i movimenti ultras a supporto della nazionale hanno una fortissima matrice nazionalista e sono legati a doppio filo con lo Jobbik.

Hungarian ultras

Oltre alle ragioni storiche, alla base dell’odio ungherese verso i rumeni c’è anche un’altra ragione di più stretta attualità. L’espulsione dei rom di origine rumena è, infatti, un’altra delle bandiere ideologiche dello Jobbik, che è arrivato a proporre alcune leggi speciali[2] per schedarne la comunità locale, piantonare i campi rom e altre amenità del genere. La finalità ultima, nemmeno troppo nascosta, è quella di limitare le libertà individuali dell’intera comunità, molto presente sul territorio ungherese.

Una partita in Romania rappresenta per i nazionalisti ungheresi un’occasione troppo ghiotta per dimostrare agli acerrimi rivali il proprio pensiero politico.

Se escludiamo il periodo recente, le due selezioni calcistiche nazionali non si sono incontrate tanto spesso, e soprattutto i periodi di apice sportiva delle due squadre non sono mai coincisi. Infatti, la nazionale ungherese, come anticiperà perfettamente chi conosce la storia del calcio internazionale, ha vinto la maggior parte degli scontri diretti fino alla metà degli anni ’80, periodo in cui ha iniziato il suo declino. Circa nello stesso periodo il calcio rumeno ha iniziato la sua ascesa che lo ha potato alla gloria di Usa ’94. In pratica, i cicli ascendenti delle due nazionali non si sono mai intersecati.

La storia del calcio ungherese non meriterebbe di essere riassunta in un solo paragrafo, pertanto la rimandiamo ad un approfondimento che vedrete nei prossimi giorni. Per il momento è sufficiente menzionare i fasti degli anni ’50, quando la nazionale magiara collezionò una serie di 32 partite senza sconfitte. In questo decennio, la nazionale di Budapest si prese il gusto di umiliare gli inventori del calcio, gli inglesi, battendoli prima a Wembley e poi sul proprio campo nella rivincita del primo match finita in un ancor più drammatico 7-1. L’apice di quella squadra fu la finale del mondiale raggiunta da favoriti assoluti e persa clamorosamente con una nazionale tedesca sulla quale l’ombra del doping non è mai svanita del tutto.

Dopo i fasti del passato, entrambe le squadre sembrano essere sprofondate in una mediocrità condivisa. Partite equilibrate in cui il risultato può pendere da una parte o dall’altra infiammano la passione dei tifosi, accendendo la rivalità e trascendendo in questioni che di sportivo non hanno nulla.

Durante le qualificazioni ai mondiali di Brasile, il match di andata a Budapest si è giocato a porte chiuse, conseguenza di una squalifica ricevuta per via del comportamento antisemita tenuto in Israele dai tifosi ungheresi. La partita è finita 2-2, nonostante la nazionale di casa avesse disperatamente bisogno dei tre punti ma la mancanza del pubblico ha favorito sicuramente gli ospiti. Il gol in trasferta segnato dai rumeni all’ultimo minuto ha scatenato per le strade della capitale ungherese qualche episodio di violenza, ma siccome non c’erano tifosi ospiti, le intemperanze interne si sono esaurite rapidamente.

La partita di ritorno si è giocata ovviamente a Bucarest, ed essendo in calendario alla fine del girone, la posta in palio era piuttosto alta. Entrambe dovevano vincere per ricacciare la rimonta turca. L’importanza sportiva del match ha aggiunto quel pizzico di pepe necessario ad esaltare le frange nazionaliste del tifo. Un treno carico di teste rasate, associate al partito neo-nazista ungherese Jobbik è partito alla volta della capitale rumena pieno di intenzioni piuttosto bellicose. Per quanto possa essere sorprendente date le premesse, la polizia locale si è fatta trovare impreparata all’evento e naturalmente gli scontri sono iniziati immediatamente, e non si sono arrestati nemmeno durante i 90 minuti di gioco.

L’accoglienza dei locali, d’altro canto, non è stata in alcun modo pacifica; in uno stadio stracolmo interi settori di tifosi sventolavano il numero 1918 e intonavano cori del tipo ‘Fuori gli Ungheresi dalla Romania’. La partita che si è giocata è stata piuttosto strana. La vittoria per 3-0 dei padroni di casa è stata a senso unico, con un gol segnato nei minuti iniziali e un controllo che è durato per tutti I 90 minuti seguenti. Ovviamente la vittoria e conseguente qualificazione è stata inutile alla luce della sconfitta agli spareggi con la Grecia.Ultras fight

Tornando alla più stretta attualità la partita di sabato scorso, i nuovo in Romania, si è conclusa 1-1. I padroni di casa sembravano di poterla vincere, ma a 10 minuti dalla fine si sono fatti rimontare da una punizione tirata piuttosto da lontano, sulla quale il portiere rumeno ha qualche responsabilità. Anche questa volta ci sono stati scontri prima, durante e dopo la partita. Basti soltanto menzionare quello che è avvenuto all’interno dello stadio, ovvero, gli ungheresi hanno divelto le barriere per cercare il contatto con i rumeni ma si sono scontrati con la polizia. In seguito le due tifoserie hanno dato vita al consueto scambio di fumogeni dai rispettivi settori. Poi è stato il turno dei rumeni di cercare il contatto con gli ospiti, e la polizia è intervenuta anche in questo caso.Again on train

Il bilancio è stato effettivamente pesante, ma c’era da aspettarselo perché Romania e Ungheria non giocheranno mai una partita di calcio come tutte le altre.

 

Per chi volesse approfondire l’argomento:

http://www.wsc.co.uk/wsc-daily/1187-october-2014/11925-euro-2016-rekindles-hungary-v-romania-rivalry

(fonte primaria da cui questo articolo prende spunto)

http://www.eastjournal.net/1685/1685

http://www.eastjournal.net/ungheria-jobbik-vuole-la-polizia-nei-campi-rom-e-non-solo/2267

 http://www.theguardian.com/football/blog/2014/oct/09/romania-satan-rivals-hungary-euro-2016-qualifiers


[1] L’origine e il pensiero politico dello Jobbik è spiegato molto bene in questo articolo del The East Journal.

[2] Altro articolo molto interessante a firma dell’East Journal

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