Slovenia, fragilità e indolenza

Gli Europei del 2000 sono stati il primo grande torneo internazionale a cui la Slovenia è riuscita ad accedere e ancora oggi quella partecipazione, conclusasi all’ultimo posto del primo turno, è rimasta l’unica competizione continentale. Arrivare a quell’Europeo non fu un’impresa facile per la neonata nazionale balcanica, riconosciuta dalla FIFA e dalla UEFA soltanto pochi anni prima: la prima partita ufficiale, infatti, era stata giocata contro l’Estonia nella primavera del 1992. Meno di dieci anni sono stati sufficienti alla Slovenia per festeggiare, nella notte dello spareggio con l’Ucraina, l’accesso alla manifestazione continentale, traguardo che sarebbe addirittura stato superato 2 anni dopo, quando arrivò al Mondiale di Corea e Giappone, e nel 2010 quando la nazionale slovena raggiunse il Mondiale sudafricano. Nel biennio d’oro 2000/2002 il calcio sloveno è stato praticamente Zlatko Zahovič e viceversa. Il suo talento, infatti, ha fatto la fortuna della nazionale almeno quanto la sua indolenza è coincisa con le fasi discendenti della parabola del calcio sloveno. La storia di questa icona è stata raccontata daNogotmeni.

Tuttavia nel 2000 l’apparizione della Slovenia alla rassegna di Belgio e Olanda non è stata una favola a lieto fine. Troppo superiori Spagna e Jugoslavia per concedere velleità di qualificazione agli sloveni. Eppure il calcio è molto più che un semplice tabellino, e limitarsi ai risultati ottenuti sarebbe fuorviante. Infatti all’esordio assoluto nelle fasi finali di uno dei tornei principali, la Slovenia si era trovata addirittura in vantaggio per 3-0 sulla Jugoslavia, con due gol segnati da quel genio del suo numero 10, Zahovič per l’appunto. Quella partita si era poi conclusa per 3-3 con 3 gol segnati nei 20 minuti finali dagli jugoslavi. Nel secondo incontro del girone, la sconfitta era arrivata di misura per mano della Spagna; con l’unico gol sloveno, quello del 2-1, segnato ancora da Zahovič. Il pareggio senza gol con la Norvegia aveva eliminato la Slovenia dalla competizione e allo stesso tempo aveva consegnato il suo miglior marcatore alle luci dei riflettori internazionali.

Logico aspettarsi che nel 2002 il trend sarebbe continuato in crescendo. Eppure nella prima partita, ancora contro la Spagna, fu proprio la sostituzione di Zahovič a scoperchiare il vaso di pandora, facendo saltare i fragili equilibri di uno spogliatoio turbolento. La reazione vagamente scomposta di Zahovič dopo essere stato sostituito fece emergere gli attriti tra il fantasista e il selezionatore della nazionale slovena di quella fase, Srečko Katanec. Furono rilasciatedichiarazioni molto pesanti a mezzo stampa che lasciavano trapelare malumori all’interno della spedizione ancora più profonde. Pare che la rivalità tra Lubiana e Maribor fosse arrivata a condizionare le scelte del commissario tecnico, tenuto a rispettare una “quota” di calciatori provenienti dall’una e dall’altra regione per mantenere imparzialità. Ci furono, ovviamente, anche accuse sul piano personale dei due atleti in campo. La querelle tra il commissario tecnico e il calciatore più rappresentativo della Slovenia scoppiò al termine della prima partita: Zahovič pagò immediatamente per entrambi e venne rispedito a casa. La qualificazione, ancora possibile dopo la prima partita, divenne utopia con le due sconfitte con Sud Africa e Paraguay.  Srečko Katanec abbandonò la panchina a competizione conclusa.

A questa pessima figura sotto gli occhi del mondo seguirono otto anni senza qualificazioni a Mondiali o Europei fino al Mondiale di Sud Africa 2010, quando ormai non c’erano piùKatanec né Zahovič. Inserita in un girone che comprendeva anche USA e Algeria, la Slovenia arrivò quasi a sfiorare la qualificazione agli ottavi, giocandosela fino all’ultimo minuto con l’Inghilterra. Nello scontro diretto dell’ultima giornata, infatti, sarebbe bastato un pareggio agli sloveni per passare il turno, ma un gol di Germain Defoe regalò gli ottavi alla nazionale dei tre leoni, lasciando la Slovenia l’amaro in bocca per un’altra occasione internazionale persa.

Gli europei del 2016 potrebbero essere l’edizione del riscatto internazionale. La Slovenia, infatti, dopo un buon girone concluso alle spalle di Inghilterra – arrivata prima con 10 vittorie su 10 partite – e Svizzera, ha guadagnato l’accesso agli spareggi, pescando una delle avversarie più ostiche: l’Ucraina. La partita di andata è terminata 2-0 per l’Ucraina a Lviv, risultato che mette i gialloblù in posizione privilegiata per il ritorno in Slovenia, in programma domani sera. I padroni di casa avranno la cabala dalla propria: la prima storica qualificazione agli europei arrivò proprio contro gli stessi avversari proprio allo spareggio. Tuttavia, agli uomini di Srečko Katanec, nel frattempo tornato a guidare la nazionale del suo paese, servirà sicuramente qualcosa di più che un precedente fortunato per ribaltare il risultato. Chissà se potendo tornare indietro nel tempo Katanec sceglierebbe di portare in campo Zahovič. La sua personalità e la sua classe potrebbero fare certamente comodo, e magari, per una volta, i rapporti tra i due si sarebbero potuti addirittura pacificare in nome di una qualificazione ancora una volta storica.

Articolo pubblicato originariamente qua

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