Spartak Lecce, la squadra che sfidò l’impero!

Pubblichiamo di seguito una chiacchierata con Sabrina, presidente, ideatrice, organizzatrice e tifosa dello Spartak Lecce. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, potete recuperarle su questo link!

Iniziamo dalla domanda più banale di tutte: cos’è lo Spartak Lecce?

Lo Spartak Lecce è una quadra iscritta al campionato di terza categoria, anche se la sua ragion d’essere non è puramente sportiva, dato che si propone di raggiungere obiettivi a più ampio raggio. Non è un caso che la nascita dello Spartak sia strettamente connessa ad un altro evento nato con finalità che vanno oltre a quelle sportive. Sto parlando di calcio senza confini.

Cos’è Calcio Senza Confini? Puoi parlarne più nel dettaglio?

Si, è un altro progetto nato sul territorio leccese.  È un torneo organizzato per favorire l’integrazione di tutte le realtà migranti presenti sul territorio. Arrivato alla quinta edizione, vi prende parta una selezione del Senegal, del Brasile, Marocco, Albania e del Montenegro. Queste selezioni sono formate da ragazzi nati nel Salento oppure migranti nel senso puro del termine, ovvero ragazzi ormai stanziati a lecce, ma con origine e passaporto estero. Nelle ultime edizioni, per esempio, è iscritta una squadra composta da ragazzi originari del tamil, una regione dello Sri Lanka.

Non solo Italiani di seconda generazione insomma…

Esatto, come dicevo prima ci sono anche cittadini arrivati e insediatisi nel Salento ormai stabilmente.  Sono stati coinvolti già dal primo anno il Brasile, il Senegal che partecipa con due squadre, e il Montenegro ormai alla 5 edizione, e che ha vinto le prime due. Pensiamo che il calcio possa fare molto per la contaminazione e l’inserimento di ragazzi stranieri nella quotidianità del territorio. Per queste ragioni, dopo 4 edizioni abbiamo pensato di organizzare una squadra che potesse rappresentare questi valori in modo stabile, e non solo per un periodo circoscritto alla durata del torneo. Si è attinto dalle 24 squadre partecipanti, facendone confluire i rappresentanti nel più ampio progetto dello Spartak.

Che difficoltà avete avuto nell’organizzazione della squadra?

L’ostacolo principale è stato di natura burocratica: esiste una regola nella federazione che prevede un solo straniero tesserato che ha, ovviamente, complicato il progetto. Nonostante ciò, siamo riusciti a schierare i tre ragazzi tamil, perché nati a Lecce e cittadini italiani. Il posto riservato allo straniero è servito per permettere il tesseramento di un ragazzo marocchino.

Questa limitazione sembra abbastanza bizzarra….

Questa disposizione limita il tesseramento dei ragazzi che sono stati tesserati in passato per altre federazioni sportive, quindi non per tutti i cittadini stranieri. In realtà sarebbe stato possibile aggirare la norma però la pratiche burocratiche necessarie hanno rappresentato uno scoglio difficile da superare. Sarebbe stato troppo chiedere un ulteriore sforzo a dei ragazzi che devono già affrontare il labirinto degli uffici amministrativi italiani per altre ragioni non sportive.

Come pensate di affrontare questa difficoltà in futuro?

Cercando di tesserare un maggior numero di italiani di seconda generazione, per integrare i 3 già tesserati quest’anno. Altre realtà italiane devono fronteggiare lo stesso problema, e stiamo cercando di coordinarci per affrontarlo insieme. Questo è soltanto il primo anno per lo Spartak, e fronteggiare queste difficoltà permette di accumulare esperienza per le prossime stagioni. Vale la pena di notare che questa norma è un’anomalia nel panorama dei tornei UISP, che non sono toccati da questa limitazione.

UISP?

Unione Italiana Sport per Tutti, un’altra federazione sportiva molto attiva in progetti con le stesse finalità delle nostre. Mi riferisco per esempio ai Mondiali Antirazzisti organizzati a Bologna.

Lo Spartak Lecce al gran completo

Immagino che il riferimento a Spartaco, nel nome e nel simbolo non sia casuale, vero?

La coscienza politica antifascista è un altro elemento caratterizzante dello Spartak Lecce, e lo schiavo che sfidò l’impero romano sembrava il riferimento più adeguato!  Questa scelta è la dichiarazione della nostra animo politica ed un’esternazione dei valori in cui crediamo. Con la stessa logica abbiamo scelto di portare la fascia da capitano con il simbolo dell’antifascismo, per la stessa ragione per cui sugli spalti sventola sempre la bandiera antifascista.

Il bilancio della prima stagione mi sembra positivo, si sente grande entusiasmo nelle tue parole.

Sicuramente! Tuttavia lo Spartak ha due facce, quella sportiva e quella delle finalità più a 360°. Il progetto è stato un successo su tutta linea sul territorio. 200 persone coinvolte attivamente ogni domenica, indipendentemente dal risultato, è stato sicuramente qualcosa di eccezionale. Si può dire che da questo punto di vista sia stato un progetto assolutamente vincente. Per quanto riguarda il campo, invece, campo abbiamo pagato la composizione amatoriale della squadra. Avendo preso i componenti da un torneo amatoriale, non avevamo gli strumenti necessari per affrontare le altre squadre più esperte. L’inesperienza ci è costata un risultato sportivo che sarà sicuramente migliorato nelle prossime stagioni.

Esatto, avendo un anno di esperienza, cosa pensate di fare per il futuro?

Abbiamo già iniziato a lavorare, l’obiettivo è rinforzare la squadra tecnicamente, prendendo ragazzi più esperti della terza categoria. Sono già stati contattati alcuni ragazzi che si sono messi in luce al torneo calcio senza confini. È importante coinvolgere ragazzi in grado di condividere quello che c’è intorno alla squadra, non vogliamo limitarci all’aspetto sportivo, che è secondario.

Come è avvenuto il tesseramento in questo primo anno?

È stato un processo assolutamente spontaneo, con i ragazzi che si sono avvicinati al progetto sin dalla sua nascita, e che sono stati entusiasti di dare concretamente il loro contributo calcistico alla squadra. Per la prossima stagione cercheremo di integrare questo processo spontaneo per essere più competitivi, come spiegato in precedenza. Se possibile cercheremo di ringiovanire l’età, che quest’anno è stata un po’ alta, con ragazzi dai 21 ai 40 anni, ma il processo di selezione continuerà a privilegiare la partecipazione spontanea.

Parliamo dell’organizzazione societaria, come funziona?

L’idea è stata sostenuta principalmente da Bfake, l’associazione culturale che organizza anche il torneo calcio senza confini, ed anche da altre associazioni del territorio (come ZEI) già coinvolte attivamente sul territorio. Poi c’è stata la partecipazione individuale volontaria. La quota minima per diventare soci era di 50 euro. Ed infine hanno contribuito anche i calciatori partecipando alle le spese da affrontare giorno per giorno. L’idea di fondo è molto simile ad una colletta, tutte le componenti hanno contribuito per un progetto comune. L’anno prossimo manterremo la stessa struttura cercando di crescere. L’obiettivo è di incrementare le dimensioni della società.

Avere tanti proprietari cosa comporta in termini di processo decisionale? Come prende le decisioni una società che ha tanti soci?

In realtà questo è un falso problema, siamo molto uniti e prendere le decisioni è semplicissimo: il confine tra calciatori, tifosi e società è molto labile. Quindi le decisioni vengono prese e condivise da tutti. La nascita dello Spartak, per esempio, è nata durante una cena, quasi per gioco. Poi il progetto si è consolidato con il tempo. E francamente decisione migliore non potevamo prendere, visto l’appagamento ricevuto dall’esperienza Spartak. L’armonia tra tutte le componenti è stata molto stimolante. La struttura gerarchica è ovviamente necessaria, ma tutti i ruoli sono stati interpretati nel rispetto personale reciproco, senza mai arrivare a prese di posizioni divergenti.

la Brigata manicomio ha accompagnato lo Spartak per tutto il campionato con grande e costante entusiasmo!

la Brigata manicomio ha accompagnato lo Spartak per tutto il campionato con grande e costante entusiasmo!

Progetti dal basso come questo sono ormai comuni in tutta Italia, avete cercato l’integrazione ed il coordinamento con le altre realtà nazionali?

Sicuramente sì, il legame con i ragazzi di Quarto, per esempio, è molto forte. È stato così già dalla nascita dello Spartak, dato che eravamo già molto vicini per progetti collaterali. Il gemellaggio con il Quarto è stato da subito molto forte, dato che lo Spartak è stato ‘battezzato’ in un torneo in Campania organizzato proprio dal Quarto prima dell’inizio della stagione. La visita verrà ricambiata a breve, quando il Quarto organizzerà un’amichevole contro lo Spartak per festeggiare nel Salento la promozione in seconda categoria. Le relazioni con loro sono stati sempre intense e frequenti. Apprezziamo molto il loro lavoro in un territorio molto difficile come quello campano.  I loro risultati sono arrivati dopo alcuni di anni di attività e sono, appunto, il frutto anche dell’esperienza maturata nel tempo. Risultati che sono fondamentali per far crescere l’entusiasmo intorno alla squadra ed al progetto che veicola.

Grazie a Sabrina per la sua grande disponibilità e del tempo concesso per relizzare l’intervista. Per il resto non possiamo che fare i migliori in bocca al lupo allo Spartak Lecce, le cui gesta verranno seguite come sempre da vicino!

Il calore degli spalti!

Il calore ed il colore della brigata manicomio

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