Steaua Bucarest: il calcio romeno è senza passato

Apolidi nella propria terra, ospiti nel proprio stadio, irriconoscibili e sconosciuti tra la propria gente. Questo è il destino toccato alla Steaua Bucarest, squadra principe della Romania.

Il 3 Dicembre 2014, la suprema corte di Romania ha infatti decretato che la registrazione della Steaua, avvenuta a titolo del proprietario Gigi Becali, è stata fatta secondo una procedura scorretta ed è di fatto illegale. I fatti si riferiscono alla registrazione effettuata nel 2004, appena dopo l’acquisizione del club da parte del milionario rumeno.

Per l’opera di rimozione storica sono bastati soltanto pochi giorni. La partita contro lo CSMS Iasi si è giocata appena 4 giorni dopo la sentenza ed è stata la prima durante la quale la Steaua Bucarest è scesa in campo con un’anonima terza maglia di colore giallo, senza alcun richiamo al classico rossoblù. Inoltre, il glorioso stemma della squadra più prestigiosa di Romania è stato tolto dallo stadio di casa e persino il nome della squadra non è stato scandito dallo speaker: l’addetto al microfono ha evitato di pronunciare il nome della squadra, e ha preferito riferirsi in modo più vago ai ‘campioni di Romania’ durante l’ingresso in campo. Inoltre, sul tabellone dello stadio la squadra di casa è indicata semplicemente con la dicitura ‘squadra locale’. Il nome proprio, così come tutto il resto della simbologia, è stato rimosso. Praticamente non era la stessa squadra scesa in campo prima della sosta natalizia.

L’incontro successivo è stato quello di Europa League con la Dinamo Kiev decisivo per il passaggio del turno. Vista l’importanza della partita, la squadra ha chiesto ed ottenuto in via del tutto eccezionale di poter indossare la prima maglia, sperando di riconquistare l’entusiasmo dei propri tifosi. Ma né questa mossa, né l’aver abbassato il prezzo del biglietto a soli 5 euro è servito a scacciare lo spettro dell’abbandono. Dei 50 mila spettatori che sarebbero stati presenti prima della sentenza, soltanto 8 mila hanno preso il proprio posto sugli spalti, confermando  il senso di solitudine della squadra e del suo proprietario. Manco a dirlo, la Dinamo Kiev si è imposta per 2-0 in un’atmosfera surreale, e la ‘squadra locale’ ha fallito miseramente la qualificazione al turno successivo.

La Steaua senza il suo stemma

La Steaua senza il suo stemma nel suo stadio 

Eppure il passato recente dello Steaua è stato glorioso. Dal periodo trionfale dei leoni di Siviglia, in grado di battere il Barcelona nella finale della Coppa dei Campioni, e la rimozione della memoria sono passati solo 17 anni, anche se si tratta praticamente di un arco di tempo infinito nel calendario della storia recente della Romania. Le vicende della squadra e quelle del paese sono andate di pari passi. Fondata in età comunista e controllata dall’esercito, la Steaua è diventata una squadra indipendente soltanto nel 1998, 9 anni dopo la rivoluzione che ha portato all’allontanamento di Ceaucescu.  A seguito della ristrutturazione dello stato romeno e conseguente ridimensionamento finanziario, la squadra è stata privatizzata ed è stata venduta ad un popolare imprenditore romeno – Viorel Păunescu –, per poi passare al suo vice, Gigi Bacali, nel 2003 a seguito di una crisi finanziaria.

La storia recente dello Steaua è caratterizzata dalle relazioni interpersonali di un gruppo composto da piccolo gruppo di persone, ognuna molto potente seppure per ragioni differenti: Gheorghe Hagi, Victor Pițurcă ed i cugini Giovanni e Gigi Becali. I rapporti tra queste persone sono stati, per usare un eufemismo, piuttosto ondivaghi e gli alti e bassi delle relazioni umane tra loro hanno influenzato pesantemente il calcio rumeno.

La Steaua posa con la Coppa Campioni vinta nella stagione 1985/86

La Steaua posa con la Coppa Campioni vinta nella stagione 1985/86 all’interno del palazzo di Ceaușescu

Pițurcă è stato uno degli uomini più influenti della storia del calcio del suo paese. Stella indiscussa della Steaua dell’epoca pre Hagi, è stato il capocannoniere nella magnifica Coppa dei Campioni vinta nel 1985/86. Si dice che l’avvento e la fama crescente di Hagi in squadra nella stagione successiva abbia provocato sin da subito gelosie e antipatie da parte del centravanti, che in seguito ha lasciato la squadra, anche per fare spazio al centro del palcoscenico ad Hagi, destinato a diventare il simbolo del calcio romeno con la maglia delle squadre di club e con quella della sua nazione.

Durante l’ascesa di Hagi, Pițurcă ha avuto il tempo e le capacità di diventare allenatore carismatico e vincente della nazionale e della Steaua. I risultati sono stati di tutto rispetto, tra questi sicuramente vale la pena menzionare la qualificazione agli Europei del 2000, ottenuta senza subire sconfitte nel girone preliminare. Pițurcă, tuttavia, non è riuscito a sedersi sulla panchina romena in Olanda e Belgio perché cacciato a seguito di una polemica proprio con Gheorghe Hagi. I contorni di quella vicenda non sono mai stati definiti con chiarezza, ma l’episodio scatenante pare legato alla distribuzione dei premi qualificazione ai calciatori. Pițurcă aveva stabilito, piuttosto ragionevolmente, che i bonus fossero proporzionali alla partecipazione dei calciatori alle partite giocate durante il girone, con un premio speciale per quelli che avevano sconfitto il Portogallo nella partita decisiva.  Hagi nel 2000 era ormai nella fase discendente della sua carriera e non prese parte alla maggior parte delle partite del girone eliminatorio, tra cui quella in Portogallo, ricevendo un premio piuttosto basso. Hagi si oppose ai criteri stabiliti da Pițurcă, e ne nacque una discussione piuttosto accesa, che portò all’ovvio allontanamento del selezionatore, colpevole di aver messo in discussione la santità del verbo di Hagi.

Pițurcă festeggia un gol segnato

Pițurcă festeggia un gol segnato

Questa versione ha lasciato scettici molti osservatori: Hagi è considerato da sempre una persona piuttosto generosa, e l’idea che abbia scatenato un pandemonio per pochi denari non ha mai convinto appieno. Appare più convincente la possibilità che dietro al malcontento di Hagi e alla cacciata di Pițurcă ci fosse Giovanni Bacali, uno degli uomini più potenti del calcio romeno. Giovanni era molto noto in Romania già sotto il regime di Ceaușescu, avendo seguito la nazionale in molte trasferte all’estero ed essendo amico di molti calciatori. Giovanni era altresì noto alle cronache giudiziarie per aver compiuto crimini in giro per tutta Europa. In seguito era diventato agente sportivo e azionista di maggioranza della Dinamo dopo la caduta del regime. Controllando direttamente la Dinamo, pareva che utilizzasse Hagi per accrescere il suo peso politico sia all’interno della federazione che nell’ambiente dello Steaua. Gli ostacoli per la sua ascesa incontrastata erano appunto Pițurcă, rivale sportivo di Hagi da calciatore nonché allenatore a intermittenza della nazionale e della Steaua, e suo cugino Gigi, presidente proprio della Steaua. Le voci non furono mai confermate ufficialmente.

All’inizio degli anni 2000, la Steaua si era staccata dall’esercito da soli due anni, diventando un’entità economica a sé stante, aveva un imprenditore come presidente – Viorel Păunescu – e non se la passava troppo bene dal punto di vista finanziario. Gigi Becali era già in possesso di un ammontare rilevante di quote societarie che però non gli consentivano di avere il controllo del club. Al suo matrimonio, nel 1994, Gherghe Hagi aveva fatto da testimone.

Nel 2000 le cose erano però molto differenti, Hagi e Gigi Becali si odiavano, il calciatore contestava i metodi con cui il presidente “si prendeva cura del club”. Non perdeva occasione per denunciare le maniere dispotiche e l’approccio di quella triade – composta da Păunescu, Pițurcă e Gigi Becali – che avevano fatto della gloriosa Steaua un giocattolo personale, svendendone il nome che proprio Hagi aveva contribuito a costruire in Europa. Non si poteva certo dire che Hagi avesse torto: durante un pareggio interno in superiorità numerica con il National, i tifosi dello Steaua avevano contestato l’allenatore Pițurcă, e Becali aveva reagito mandando un commando di suoi uomini sugli spalti a placare gli animi con le cattive; nella curva si scatenò l’inferno e Gheorghe Hagi non ebbe dubbi sulla posizione da prendere. Rivendicò il diritto dei tifosi di contestare l’allenatore e criticò ferocemente i metodi di Becali e Pițurcă.

La carriera di Gigi Becali è stata piuttosto attiva anche al di fuori del calcio. Tralasciando le sue attività precedenti alla caduta del regime, vale la pena ricordare che nel 2009 è stato eletto membro del parlamento romeno con un partito di estrema destra, e dopo essersi distinto per affermazioni razziste, omofobe, xenofobe ed essere stato al centro di numerosi episodi di violenza, è stato arrestato per truffa nel 2013. Il suo braccio destro al tempo della Steaua – Mihai Stoica – aveva, invece, già avuto una condanna per riciclaggio di denaro illecito ed evasione fiscale in merito ad alcuni trasferimento dei calciatori all’estero. Al momento sono entrambi in galera.

Un altro episodio, relativo al periodo pre-rivoluzionario, può aiutare a capire il ruolo della Steaua nel panorama calcistico romeno. Nel 1988 il derby di Bucarest Steaua-Dinamo era incidentalmente la finale della coppa di lega. Nei minuti di recupero, Gavrila “Gabi” Balint realizzò di testa la rete del 2-1, che avrebbe portato vantaggio e coppa alla Steaua; il gol, però, fu annullato da un guardalinee troppo zelante. Accadde il finimondo. In tribuna autorità sedeva Valentin Ceaușescu, figlio di Nicolae e presidente della Steaua. Non appena si rese conto della decisione del direttore di gara, si alzò e fece uscire la sua squadra dal campo. Mircea Lucescu – allora allenatore della Dinamo – era attonito, così come tutti i suoi ragazzi. Nessuno sapeva cosa fare. Il difensore della Dinamo, Ioan Andone andò verso la tribuna autorità dove sedeva l’élite del partito comunista e si abbassò i pantaloncini, roteando il membro in segno di protesta contro l’atto di presunzione della squadra avversaria. Si beccò un anno di squalifica. Dopo un’ora e mezzo di incertezze, la partita fu dichiarata sospesa e la Dinamo dichiarata campione di Romania. Ad ogni modo, il giorno dopo la decisione dell’arbitro di attribuire la coppa di Romania alla Dinamo fu stravolta e la coppa venne assegnata d’ufficio alla Steaua. Due anni dopo la caduta del regime comunista, la Steaua decise di rinunciare a quella coppa, offrendo alla Dinamo la vittoria. La Dinamo tuttavia rifiutò, e il trofeo è rimasto tutt’ora non assegnato.

La striscia di imbattibilità della Steaua prima di quella sera la squadra era di 60 partite, in totale sarebbe arrivata a 104. In più di qualcuna di queste si disse che c’era stato l’intervento del regime, sotto forma di direzione arbitrale favorevole che assegnava rigori non troppo chiari, annullava i gol degli avversari per fuorigioco sospetti o concedeva abbondante recupero qualora la Steaua avesse bisogno di tempo per riacciuffare il risultato. Queste voci non sono mai state provate con certezza.

La squadra più titolato di Romania e più conosciuta in Europa adesso non esiste più. Per anni è stato il simbolo della rivoluzione culturale del paese, passando dalle mani dell’esercito a quelle del liberismo post-comunista con le sua contraddizioni e incongruenze interne; persino vittima della guerra dei Roses romeni. Adesso la Steaua non è più niente. I tifosi hanno smesso di seguirla. E come dare loro torto? Senza la maglia né lo stemma, gli 11 calciatori in campo non fanno e non possono essere la Steaua.

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