Storie del “Futbol Argentino”

C’è un posto nel mondo dove il football non è solo uno sport”. Che frase fatta. Inflazionata, svuotata. La sentiamo tutti i giorni a proposito di tante nazioni. A proposito di tante squadre, di tante realtà lontanissime l’una dall’altra.La boca

Eppure è vero. Ci sono tanti posti dove il football non è solo uno sport.

Prendete Londra. Prendete Buenos Aires.

Due città fondamentalmente nemiche, lontane, vissute da culture in apparenza antitetiche, forgiate da un passato estremamente diverso. Forse.

A metà del XIX secolo dall’Inghilterra, infatti, salpavano navi con cadenza quotidiana e con destinazione il porto di Buenos Aires.

Erano cariche di operai, artigiani, semplici ragazzi in cerca di avventura. Erano inglesi, scozzesi, soprattutto gallesi. E poi c’erano spagnoli. Tanti, tantissimi italiani. Intere famiglie in preda alla disperazione, lasciavano l’Italia a bordo dei bastimenti inglesi, senza conoscere una parola che non fosse il loro dialetto, il genovese, il napoletano, il piemontese strettissimo e incomprensibile delle valli pinerolesi.

Viaggi di settimane, stipati gli uni accanto agli altri.

Cosa sarebbe potuto scaturire da una situazione del genere se non una vera e propria epidemia?

E così fu. Gli inglesi avevano ormai colonizzato con i loro capi di bestiame e con le loro miniere, tutte le zone rurali e disabitate della pampa argentina, della Patagonia, della Terra del Fuoco. Per raggiungere quei posti lontani e sperduti furono costruite, proprio dai gallesi, migliaia di chilometri di ferrovia. Centinaia di piccole stazioni ferroviarie costellavano questa rete di “ferrocarril” (ferrovia) divenendo ben presto dei centri abitati, posti dove italiani, spagnoli gallesi, inglesi e scozzesi rimasero a vivere.

L’epidemia ebbe inizio.

L’epidemia si chiama “Fùtbol”.

El deporte de los ingleses locos”, lo chiamano ancora oggi alcuni anziani che abitano quelle terre sperdute. Lo sport degli inglesi pazzi, però, diventò ben presto lo sport nazionale di una nazione che era tale dal 1816. Molto prima dell’Italia, per esempio.argentina uruguay anni 30

Provate ad immaginare, oggi, Londra e Buenos Aires senza il calcio. E ancor più: provate ad immaginare Londra senza il Chelsea e il Tottenham, l’Arsenal, il West Ham e il Millwall.

Cosa sarebbe oggi Buenos Aires senza River Plate, Racing Avellaneda, Independiente e San Lorenzo. Cosa sarebbe senza il Boca Juniors?

Non parlo di calcio giocato.

Io parlo di colori, di bandiere, di personaggi che rappresentano un quartiere, un’etnia. Parlo di squadre che fanno del football la religione con più adepti di queste due nazioni.

Ben presto, sul finire del XIX secolo, l’Argentina vide la nascita di decine di club ufficiali. L’epidemia era ormai inarrestabile. Nel 1931 nacque il professionismo.

Seguendo l’esempio di un fiume, gli appassionati di calcio argentini si riversarono, attraverso le ferrovie, nella capitale, e il porto rioplatense di Buenos Aires vide la nascita repentina di moltissimi club, che ancora oggi sono famosissimi a livello mondiale.

Nell’arco dei decenni, poi, l’importanza di questo sport crebbe a livelli abnormi, diventando, come dicevamo all’inizio “molto più che uno sport”.

E’ praticamente impossibile dire quali siano stati i primi club a nascere. Basta però dire che da sempre i club argentini, e, a dire il vero, anche quelli uruguayani del Penarol (che è considerata la terza squadra più importante del Sudamerica dopo Boca ed Independiente) e Nacional de Montevideo, hanno fatto da padroni nel calcio sudamericano. river boca

E’ ben nota la rivalità fra River e Boca, che seppur oggi ha assunto dei connotati consumistici, in taluni casi, quasi esclusivamente consumistici, rimane forse la più accesa del calcio mondiale. Dicono che solo il Fla-Flu (Flamengo-Fluminense) di Rio de Janeiro sia paragonabile.

Io non ci credo, e dovrò andare a controllare.

Nel frattempo posso però testimoniare che esiste un derby, se possibile, ancor più acceso di questi.

E’ quello di Avellaneda. Racing Avellaneda – Independiente è lo spettacolo calcistico più straordinario cui mi è capitato di assistere. Guardare per credere.

Un derby dentro il derby. Un quartiere i cui due stadi distano cento metri l’uno dall’altro. Famiglie che per qualche giorno smettono di essere tali. Lo so. Voi state pensando che sia un’esagerazione. Invece non lo è.

I pianti, la gioia,la disperazione e la felicità tornano ad avere il significato letterale che hanno.racing

Ecco perché “C’è un posto nel mondo dove il football non è solo uno sport”. Ognuno ha il suo. Avellaneda, Buenos Aires, è il mio.

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