Tiqui-taka? No, thanks!

Il dibattito tra bellezza e concretezza nel mondo del calcio è vecchio almeno quanto il gioco stesso. Ogni volta che si giudica una squadra, un allenatore, o uno stile di gioco, milioni di appassionati si arrovellano cercando di calcolare una sorta di media ponderata tra bel gioco e risultati ottenuti. Pep Guardiola Barcelona v Sevilla - La Liga

Lo schema è sempre lo stesso al bar come a Coverciano: l’interlocutore A comincia ad elogiare le doti estetiche della squadra X, esaltandone i movimenti e gli schemi coinvolgenti, mostrando grande gioia per le sue capacità di suscitare entusiasmo nello spettatore terzo, oltre che nel tifoso più accanito. State sicuri che questo flusso di coscienza sarà interrotto dall’interlocutore della squadra B con la fatidica domanda: ‘sì, ma alla fine cosa ha vinto? ’. A quel punto la miccia sarà accesa, A e B continueranno a discutere delle due variabili in gioco, tentando di dimostrare che l’una è superiore all’altra. Oltre a mettere in conto che tutte le ragazze presenti nel raggio di 20 metri fuggiranno in preda alla noia, è chiaro che i due interlocutori si sono appena infilati nell’equivalente dell’uovo e la gallina del mondo del calcio. La risposta esatta, ovviamente, non esiste e non potrebbe essere altrimenti. Questa dicotomia ha caratterizzato tutto il calcio che io ricordi. Guelfi a ghibellini a sostegno di Lippi o Zeman, piuttosto che Guardiola o Mourinho hanno dato ad una vera e propria battaglia di religione, sostenendo ognuno il proprio pensiero.Zeman, lezione di tattica

Nella fase storica pre-guardiolana, sembrava che l’egemonia del brutto gioco ma vincente avesse avuto la meglio. Si arrivò a pensare che soltanto Capello e Lippi fossero in grado di vincere, e che il bel gioco fosse per chi aveva tempo di provarlo, che tanto poi sarebbe arrivato settimo o ottavo in campionato. Il Barça di Pep ha sovvertito i rapporti di forza tra le due correnti. Per un paio di anni sembrava che non si potesse più vincere nulla se non dopo aver incantato la platea con 70 passaggi prima di tirare in porta. La decadenza post-Guardiolana sembrava coincidere con la crisi del modello tiqui-taka quando migliaia di sostenitori di quel Barça da luna park si sono riscoperti d’improvviso annoiati da quel sistema di gioco che tanto li aveva entusiasmati nelle stagioni passate.

In Inghilterra il dibattito era rimasto un po’ ai margini, ad affrontarsi se vogliamo erano state la scuola spagnola con quella italiana, l’estrema sintesi della dicotomia era tiqui-taka contro catenaccio. Le squadre della premier, sottotraccia, continuavano a giocare molto bene, così come prescrive la scuola recente che ha l’arduo compito di cancellare un’eredità storica fatta di corsa sulle fasce con cross al centro e gol del numero nove, notoriamente fortissimo di testa e con i piedi utili soltanto per salire sul tram.

Il calcio nazionale inglese è, invece, sempre stato un’altra storia: del bel gioco non frega poi granché a nessuno, il pubblico dei tre leoni vuole provare l’ebbrezza di essere vicino alla vittoria. I ricordi di Bobby Moore del ’66 non bastano più a saziare la pancia, tanto più che ormai appartengono a pochi. Le masse vogliono sentirsi vincenti, e poi sarebbe un peccato sprecare la generazione di Lampard, Beckham e Gerrard. Chi meglio di Don Fabio Capello per questo scopo? Uno che ha vinto su qualsiasi panchina si sia seduto, un talismano più che un commissario tecnico.

Il friulano, però come sappiamo noi italiani, è uno dalla personalità forte. Accentratore e testardo di carattere è uno digerisce difficilmente le gerarchie imposte dalla Football Association. Ecco allora che lo scandalo sul capitano dell’Inghilterra lo travolge, unito alla memoria, quella sì molto fresca, del mondiale sudafricano e dell’umiliazione ricevuta dalla Germania agli ottavi. Con l’Europeo 2012 alle porte, l’unica scelta è quella di affidarsi all’usato sicuro, ad un uomo che conosce a menadito il sistema calcistico, Roy Hodgson insomma. Uomo da 442 e catenacciaro, che più di così non si può. Un autentico conservatore del calcio senza mezzi termini. Roy Hodgson

Ed è stato così che si è accesa la miccia sul dibattito estetica-concretezza anche in Inghilterra ed è successo durante le qualificazioni per Brasile ‘14. È avvenuto nel modo più cruento possibile, cioè la critica feroce al CT è venuta proprio dal presentatore di Match of the Day, autentica istituzione dello sport sulla BBC. In Italia l’equivalente sarebbe la Domenica Sportiva, se non fosse che a condurla non c’è un’improbabile presentatrice, ma un simbolo del calcio inglese, quel Gary Lineker già capitano e goleador della nazionale inglese. Ed è proprio in quella sede che Lineker ha accusato Hodgson di aver ‘parcheggiato l’autobus’ davanti alla porta ucraina per difendere lo 0-0, esattamente come avrebbe fatto un Siena qualunque a San Siro. Queste cose non si fanno, la squadra di sua maestà non va ai margini del suo impero a difendere lo 0-0, è disdicevole cercare di non perdere. Poco importa se quel punticino, come ha ricordato il buon Roy, è servito a difendere il primato, avvicinando la qualificazione al mondiale. Hodgson ha ulteriormente rincarato la dose, supportato dalle dichiarazioni di Lampard, rendendo pubbliche le indicazioni che aveva dato alla squadra di cercare i centimetri di Lambert con i lanci lunghi a scavalcare la difesa per evitare il pressing che gli ucraini avrebbero fatto sul portatore di palla basso. Al commissario tecnico, per tutta risposta, è stato rinfacciato di aver battuto soltanto Moldova e San Marino nell’intero girone.

Osservando questa querelle, l’impressione è che a Roy importi molto poco della bellezza del suo calcio, ma moltissimo della sua presenza in Brasile. Alla ripresa delle qualificazioni, a Wembley andrà il Montenegro, e il primato inglese del girone potrebbe essere soltanto un altro ricordo. A quel punto la finora solida giustificazione di Roy non sarà più così marmorea.

Vedremo se ciò che accadrà in quell’occasione potrà essere usato a sostegno delle tesi dai sostenitori dell’uovo o di quelli della gallina, protagonisti di questa infinita discussione atta ad indagare il sesso degli angeli. Gary Lineker - England Captain

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