Tremate, tremate, i pirati son tornati!

 Quella dell’Fc St. Pauli una realtà dove territorio e squadra di calcio non possono essere scissi in nessun modo. L’evoluzione storica di uno è strettamente legata a quella dell’altra, e una valutazione a compartimenti stagni di questi due elementi sarebbe incompleta e sbagliata oltre che insufficiente a spiegare un complesso fenomeno sociale che circonda questa squadra di calcio.

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Il quartiere di St. Pauli era ed è tutt’ora il quartiere portuale di Amburgo e, come spesso accade a questo tipo di aree urbane, ospitava criminali di vario tipo, prostitute, drogati. Questa varia umanità lo rendeva un territorio appetibile per metter su un profittevole quartiere a luci rosse. Nella fase della proliferazione delle sottoculture urbane del ventesimo secolo, St. Pauli divenne rapidamente il quartiere punk, seguendo le orme di Camden Town a Londra. E proprio come nel quartiere londinese punk, droga, alcool e risse caratterizzavano le serate di questa area periferica della cittadina tedesca. Si può facilmente intuire che non fosse propriamente un’area chic. Ma la parte strabiliante era che la popolazione di questa zona di Amburgo la domenica era solita riversarsi al Millentor, dove giocava la squadra del quartiere partite dei campionati minori, perlopiù terza divisione o la seconda nelle annate migliori. Nel 1980 l’ingresso allo stadio fu vietato a militanti di destra e la squadra assunse caratterizzazione politica di estrema sinistra. Posizioni che mantiene ancora al giorno d’oggi.

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La simbologia legata al St. Pauli ha molto aiutato la diffusione nel mondo dell’immagine del club. Il teschio con le due ossa incrociate – Jolly Roger – è diventato il simbolo della tifoseria, tanto che qualcuno lo confonde con quello del club, in realtà raffigurante una torre in campo rosso. La bandiera usata dai pirati rappresenta la ribellione nei confronti della società, un elemento di rottura, così come la pirateria era nell’epica navale nei confronti dell’aristocrazia spagnola. Il teschio è presente assolutamente su tutto ciò che è legato al St. Pauli. Squadra e simbolo sono legate da una corrispondenza biunivoca; fattore che ne ha facilitato la diffusione.Image Per questo motivo la società, sebbene molto aperta verso collaborazioni con altre realtà, ha sempre negato la concessione del logo. Il gadget più venduto dagli store del club è l’adesivo del pugno che frantuma la svastica, a ribadire l’identificazione politica del club.

Ma la caratteristica peculiare del St. Pauli che rende questo club unico al mondo è la sua struttura societaria. Infatti, è interamente posseduto dai soci, ovvero da tifosi che ne detengono le azioni sociali. Le quoto sono così polverizzare, non esiste un socio di maggioranza, né un imprenditore leader di alcuna cordata. È l’unico caso europeo di modello di azionariato popolare attuato per la totalità del capitale. Le dinamiche decisionali sono, dunque, decisamente atipiche, poiché partono dal basso. Ogni anno, infatti, si tiene una riunione dove i supporter determinano democraticamente le strategie che il club seguirà nei mesi seguenti. Tutte le cariche sociali, a partire di quella di presidente, vengono decretate dal voto dei tifosi. Questa riunione è decisamente partecipata, vi prendono parte in media 1500-2000 tifosi. Il coinvolgimento non potrebbe essere più avvolgente.

Un ulteriore ingranaggio nello straordinario meccanismo del St. Pauli è costituito dal ‘Fanladen‘, ovvero il club di coordinamento dei tifosi. Vi appartengono 14.000 persone, di cui 1000 donne (record in Germania). La storia del Fanladen è molto interessante: la sua nascita risale a 30 anni fa, quando fu istituito come ente volto a coordinare l’azione dei tifosi che si opponevano alla costruzione di un nuovo stadio sul modello polifunzionale inglese, in stile Emirates per intenderci. L’azione del Fanladen fu vincente, le proteste organizzate furono efficaci e lo stadio rimase il Millentor. Struttura simbolica e centrale per il club tanto che una delle regole principali dello statuto della squadra prevede che il nome dello stadio non possa essere cambiato, e né tanto meno la sua posizione. Il Fanladen organizza moltissime iniziative, anche non necessariamente collegate al calcio, mantenendo una stretta collaborazione con analoghe associazione di altre squadre europee, principalmente il Celtic di Glasgow. Al momento una delle iniziative più importanti è la creazione delle Fan Raum, strutture interne allo stadio da dedicare ai tifosi e alle forme di associazionismo che li riguardano. I fondi raccolti al momento sono circa la metà dei 400 mila euro necessari per la realizzazione del progetto.

L’evoluzione del St. Pauli, che al momento milita in Bundesliga, ha portato ad una rivalutazione del quartiere. Molti degli studenti che abitavano il quartiere negli anni ’80 a causa del costo accessibile delle abitazioni hanno deciso di rimanere a vivere a St. Pauli anche da professionisti, portando denaro per lo sviluppo del territorio.

La posizione sociale nella geografia di Amburgo è molto cambiata rispetto al passato, lo stadio è stato sempre tutto esaurito nelle ultime 5 stagione, malgrado i risultati altalenanti del club, segno che non è necessario avere la bacheca del Bayern Monaco per portare entusiasmo in città e che si può sopravvivere nel cosiddetto ‘calcio che conta’ anche senza l’intervento di magnati esteri. Decisamente un bel segnale nel desolante scenario calcistico europeo.

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