Voglio la testa di Ryan Giggs

“Un conto è essere ignorati da una squadra di ragazzini, dov’è tutto un passatempo. Dove l’unica cosa che conta è chi ce l’ha duro, chi può permettersi le stronzate più inutili, chi ha la ragazza con le tette più grosse o il culo più sodo. Tu invece hai sempre pensato che nel mondo dei grandi sarebbe stato diverso. Non doveva essere uno per tutti e tutti per uno? Non doveva essere così?”

Ryan Giggs

21 novembre 1992: Mike Wilson, giovane promessa del calcio inglese, debutta in Premier League con la maglia del Manchester United, la sua squadra del cuore. Anzi no, di più: la sua ragione di vita. Pochi secondi dopo il suo ingresso in campo, Mike scatta verso la porta avversaria e si prepara a ricevere l’assist di un altro giovanissimo talento. Ma il passaggio di Ryan Giggs non arriva a destinazione e Mike, in un goffo tentativo di recuperare la palla, si frattura una gamba.

Iniziano così due storie parallele e due parabole inverse: quella di Mike, che non si riprende più dall’infortunio e vede sfumare i sogni di gloria suoi e della sua famiglia, e quella di Ryan, destinato a scrivere alcune tra le pagine più memorabili della storia dello United.

Rifiutato e presto dimenticato dall’unico mondo a cui sente di appartenere di diritto, Mike perde tutto, prova a rialzarsi, fallisce, prova a rialzarsi di nuovo e a costruire qualcosa al di fuori dei campi da calcio, ma fallisce ancora e ancora. E più lui precipita in basso, più Ryan sale in alto.

Giggs diventa la sua personale ossessione, un’ossessione duplice: quella del what if?, del cosa sarebbe potuto succedere se il gallese non avesse sbagliato quel passaggio, un’ossessione condita di rimpianti, rabbia e rancore. Ma, accanto a quella del Mike Wilson calciatore, sulle gradinate dell’Old Trafford siede l’ossessione del Mike Wilson tifoso, per il quale Ryan Giggs diviene trascinatore e simbolo di una squadra che, sotto la guida di quel Sir Alex Ferguson che ha prima voluto e poi scaricato Mike, vincerà tutto, più volte. Per entrambi, il calciatore mancato e l’irriducibile supporter, il calcio è l’unica possibilità di riscatto sociale, l’unico mezzo per emergere dalla palude di squallore e mediocrità che attira a sé aspettative collettive e individuali.

Voglio la testa di Ryan Giggs è un romanzo dalla fortissima impronta british, riconoscibile da chiunque abbia una minima dimestichezza con certa narrativa (e cinema) d’oltremanica. Rodge Glass ci racconta la storia di un amore incondizionato, di passioni estreme che infiammano un mondo che non ammette alcuna mediazione tra il folgorante successo di pochi e lo sgretolamento dei sogni di tutti gli altri. Almeno fino alla prossima vittoria dello United.

 

Rodge Glass, Voglio la testa di Ryan Giggs
Traduzione di Roberto Serrai
Editore: 66and2nd

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