Vorrei essere Joey Barton

Per chi non lo conoscesse Joey Barton è un calciatore, ed è anche molto dotato. Bello da vedere, elegante nei movimenti ed indolente quanto basta a renderlo ai miei occhi degno di attenzione; si muove sul campo dimostrando soprattutto una cosa: la sua intelligenza. È l’intelligenza che genera ammirazione nei suoi compagni ed invidia negli avversari. Barton è un centrocampista, di quelli che oltremanica chiamano box-to-box. In questa categoria rientrano quei calciatori che sono in grado di riconquistare palla nella propria tre quarti campo, alzano la testa e lucidamente decidono se portare il pallone in avanti palla al piede, verticalizzare cercando lo scatto in profondità della punta veloce, smistarlo sulle ali, oppure lanciare lungo in cerca del numero nove. Per farla breve, in questa categoria rientrano tutti quei centrocampisti di cui si innamorano gli allenatori perché sono in grado di dare qualità nelle ripartenze ma anche quantità nella fase di non possesso. Per fare queste cose è necessario avere un fisico completo dalla testa ai piedi, senza dimenticare i muscoli delle gambe e una buona capacità polmonare. Joey Barton è in grado di fare tutto questo, o perlomeno, Joey Barton in una sola partita di Championship vista a Loftus Road, QPR – Blackburn Rovers, è stato in grado di farmi pensare di essere capace di fare tutto questo. Chi ama guardare il calcio dalle gradinate sa benissimo che dagli spalti si vede un altro sport rispetto a quello mostrato da Sky, ed un calcio più bello, perché ti fa apprezzare i movimenti senza palla, gli smarcamenti, i lanci lunghi per lo scatto della punta ma soprattutto ti fa valutare chi tra i 22 in campo merita di fare questa professione e chi no. Joey Barton è uno di quei calciatori che applaudirei ogni santa domenica se giocasse nella mia squadra, e fischierei se fosse in quella avversaria. Joey Barton, QPR

Joey Barton in campo lo riconosci facilmente perché ha un incedere inconfondibile, e poi soprattutto perché è quello di cui i compagni si fidano. È quello a cui passano la palla quando sono in difficoltà ed è quello a cui la affidano per gestire la ripartenze. L’indolenza e la classe con cui svolge questi compiti lo rendono uno che catalizza l’attenzione per novanta minuti. 

Non si può dire che sia nato con la camicia Joey Barton. Solo pochi possono dirlo tra tutti quelli nati a Huyton, sobborgo di Liverpool nel cuore del Merseyside. Huyton è un insieme di caseggiati costruiti apposta per i lavoratori del complesso industriale messo in piedi nei paraggi. Molte di quelle fabbriche hanno chiuso con la crisi industriale della fine degli anni ’80 lasciando indietro palazzi fatiscenti e famiglie allo sbando. Il quartiere si è inevitabilmente spopolato, e quello che ne rimane è solo un forte senso di appartenenza nei suoi abitanti. La vita di Barton non è stata facile: educato in casa dei nonni paterni fin da quando la madre decise di abbandonare il nucleo familiare quando Joey aveva solo 14 anni. Per stessa ammissione di Barton pare che sia stata proprio la nonna, artefice principale della sua educazione date le lunghe assenze paterne, a tenerlo lontano dalle droghe, sorte alla quale non sono sfuggiti molti dei suoi amici. Nemmeno la violenza è mai stata estranea all’infanzia di Barton. Uno zio assassinato, un altro lasciato in una pozza di sangue in un centro scommesse, ed un fratello attualmente in galera per scontare quel che resta di una pena di 18 anni per omicidio non sono propriamente lo scenario che sceglierebbe la Mulino Bianco per la sua pubblicità. Nonostante ciò Barton ha tirato avanti, scegliendo il calcio come fuga da quella realtà. Joey Barton

Barton non deve aver avuto molte alternative. La sua adolescenza è stata segnata da palloni calciati all’incrocio dei pali fatti con tubi di un’impalcatura, e da partite nel fango con i suoi amici. Farsi rispettare sul campo voleva dire farsi rispettare anche nella vita. Le due cose coincidono in certi casi, e di certo lo hanno fatto per un lungo periodo della vita di Barton a Huyton.  

Non era il più bravo tra i suoi amici del campetto, per sua stessa ammissione. Uno di questi a 14 anni era nelle giovanili del Liverpool, destinato ad una carriera di calciatore. Altre scelte lo hanno portato in carcere per rapina. L’ostinazione con cui Barton è stato attaccato al calcio gli ha permesso di lasciare quelle zone e quella vita. I suoi primi passi sicuramente non sono stati quelli di un predestinato del pallone: rapporti degli osservatori mediocri, periodi di prova nei vari settori giovanili e molti rifiuti. Quello del Nottingham Forrest, quello del Liverpool, ma soprattutto quello dell’Everton. A 14 anni non è facile sentirsi dire che non hai il fisico per giocare a calcio, soprattutto se a farlo è la squadra che tifi da sempre. Ma il talento e la tenacia di Barton sono lampanti e non sono bastati due o tre rifiuti a fermarlo. È arrivato il Manchester City a offrirgli un contratto. È rimasto con i Citizen per 10 anni, fino al 2007. La metà di questo periodo è stata nel calcio professionistico. Arrivato prima dei petroldollari, e cioè quando il City è ancora una squadra lontana dal vertice, Barton non ha vinto niente. Però ha giocato 130 partite, segnato 15 gol e raggiunto la nazionale. La sua non è stata, però, un’ascesa incontrastata. In quel periodo il suo comportamento ha lasciato alquanto a desiderare. Ha spento una sigaro nell’occhio di un compagno alla cena di Natale del club, ha collezionato un paio denunce per aggressione ai danni di compagni di squadra, di avversari e persino da parte un tassista. La più grave delle quali, nei confronti di Ousmane Dabo, gli è costato il posto tra i Citizens e la cessione al miglior offerente, il Newcastle. Nemmeno 3 stagioni tra i geordies sono state semplici dal punto di vista disciplinare tra squalifiche multe e intemperanze. Un litigio con Gervinho gli è costato il trasferimento all’Arsenal con successivo dirottamento al QPR, squadra con minori ambizioni di cui è diventato rapidamente il leader. Joey Barton Vs Gervinho

Il 13 Maggio del 2011 si gioca ad Ethiad City-QPR. La partita è di quelle decisive, i padroni di casa hanno bisogno di 3 punti per vincere il titolo che manca da troppo tempo, mentre agli Hoopers ne serve 1 per rimanere in Premier. Barton deve essere il leader della squadra, ne è il giocatore più rappresentativo. Invece perde la testa, litiga con Aguero, rifila una gomitata a Tevez e si fa buttare fuori al 50simo. Il City, come noto, vince quella partita in modo rocambolesco e si laurea campione. Le sorti del QPR a questo punto dipendono dal Bolton che, però, non riesce a battere lo Stoke. La squadra di Joey evita la retrocessione, ma Barton non evita la gogna pubblica. Viene accusato ed insultato da tutti i mass media, su twitter e persino da Gary Lineker a Match of the Day. È costretto a cambiare aria, emigrando a Marsiglia in prestito per una stagione. In Francia gioca una stagione senza particolari picchi; questa stagione verrà ricordata probabilmente per la famosa quanto divertente lite con Ibrahimovic.

Joey Barton, Rainbow Laces

A settembre 2013 è tornato al QPR con la fascia di capitano saldamente al braccio. Barton ed il QPR sono tuttora impegnati nella lotta per la promozione.

La carriera di Barton va, però, oltre i numeri e le statistiche. Buona parte suoi colleghi pensa che sia un ‘dirty player’, uno che gioca scorretto, un provocatore, un violento. Ed i calciatori da cui non riuscito a farsi odiare sui campi di calcio lo odiano per qualche episodio successo lontano dagli stadi. Un episodio piuttosto esplicativo è quello del 7 Febbraio 2007, giorno della prima e unica convocazione di Barton con la squadra nazionale inglese. La memoria del mondiale fallimentare in Germania era ancora fresca nella mente degli inglesi, e Barton non ebbe paura di attaccare Gerrar, Lampard ed Ashley Cole perché a suo dire avevano lucrato sul disastro dell’esperienza Mondiale di cui erano corresponsabili. L’accusa era di aver fatto uscire la loro biografia subito dopo il disastro sportivo che avevano contribuito a causare. La forma non si discostava più di tanto dalla sostanza: “England did nothing in that World Cup, so why were they bringing books out? ‘We got beat in the quarterfinals. I played like shit. Here’s my book’.” [1]

Gerard reagì regalandogli una copia del suo libro autografato durante il ritiro della nazionale, mentre Lampard la prese peggio, limitandosi ad un commento di circostanza. Vale la pena ricordare che Barton aveva dichiarato qualche giorno prima che l’unico modo per far coesistere i due nella stessa squadra era giocare con due palloni. Un pensiero sicuramente condiviso in Inghilterra, ma che nessuno ha avuto il coraggio di rendere pubblico. A parte Barton, ovviamente.

Fino ad ora abbiamo ritagliato il profilo di un calciatore talentuoso, con un’infanzia difficile, diventato l’ennesima promessa sfumata a causa della sua testa calda. Ma se è così, perché il Guardian ha deciso di intervistare Barton alla National Portrait Gallery di Londra[2]? Perché Paxaman[3], mostro sacro del tempio del giornalismo che è la BBC, gli ha dedicato un’intervista? La risposta è molto semplice: Barton è un calciatore atipico, molto intelligente e interessato a ciò che avviene intorno a lui. Sul suo sito ha una sezione in cui commenta l’attualità politica, storica e sociale del mondo in cui vive. Non accade di frequente di leggere il pensiero di un calciatore su Margaret Thatcher[4]. Non è la norma perché è molto più semplice dire che tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile, oppure che si è dispiaciuti della doppietta personale perché non è servita a ottenere i tre punti ma Joey Barton non è quel tipo di giocatore, ama esporsi mediaticamente. Basti pensare al rapporto tra calcio e omosessualità, argomento spesso tabù. Joey porta avanti da sempre una campagna contro l’omofobia, incoraggiando colleghi e addetti ai lavori ad aderire all’iniziativa ‘Raimbow laces’[5]. Si tratta, semplicemente, di mettere dei lacci color arcobaleno alle scarpette da calcio, un gesto semplicissimo per supportare la lotto all’omofobia che non ha avuto l’eco sperato in Inghilterra. Solamente l’Everton ha aderito ufficialmente in Premier League, mentre le altre squadre hanno lasciato libertà individuale ai calciatori di scegliere se aderire o meno. Barton ha dedicato una sezione del suo sito all’iniziativa per cercare di spronare lettori e magari incentivare i colleghi a prendere una posizione decisa. Non accade di frequente che un calciatore si esponga così chiaramente su questo tema.  

Barton Musicnd MusicDi solito si tende ad accostare i calciatori al mondo del rap o dell’hip hop. È nota l’amicizia tra Balotelli ed il rapper Drake, tanto che qualcuno pensa che Mario sia un calciatore suo malgrado, e che in realtà possa essere più a suo agio nei panni della vita del rapper. Joey Barton si distacca anche da questo cliché; in un post in cui spiega che la vita senza musica sarebbe semplicemente incompleta elenca i suoi 5 gruppi preferiti. Devo ammettere che leggendo la classifica ho avuto soddisfazione che ci fosse corrispondenza tra i suoi ed i miei gusti personali. Oasis, The Beatles, Arctic Monkeys, e The La’s sono sicuramente una scelta di qualità, anche se abbastanza facile per chi è nato e cresciuto in quella parte d’Inghilterra. Ciononostante leggere i The Smiths al primo posto è stata una cosa sorprendentemente bella. Tanto più se il post è accompagnato da una foto di Barton con Morrissey, una persona dotata di un grandissimo carisma, lei cui posizioni sono piuttosto lontane da quelle dei calciatori di solito associati a cliché ben lontani dalle tematiche cantate dalla band di Manchester.Barton and Morrissey

Nell’epoca della comunicazione digitale l’immagine pubblica di Barton è ‘benedetta’ dai due milioni e mezzo di persone che lo seguono su twitter. Questo dato è, forse, il miglior indicatore della popolarità di un personaggio pubblico. L’account è gestito direttamente da lui, commenta gli eventi calcistici, ma anche gli spunti offerti dall’attualità politica e sociale dimostrando grande intelligenza e lucidità nei commenti. 

Per essere un rissoso centrocampista ex promessa del calcio britannico sono aspetti piuttosto insoliti.

 


[1] L’Inghilterra non ha combinato nulla al mondiale, perché fanno uscire i loro libri quindi? ‘Siamo stati sconfitti ai quarti, io ho giocato di merda. Ecco il mio libro’

[2] http://www.theguardian.com/football/video/2012/apr/15/joey-barton-lucian-freud-art-video

[3] http://www.youtube.com/watch?v=aA0Qd_dMHuc

[4] http://www.joeybarton.com/margaret-thatcher-a-legacy-fueled-by-greed/

[5] http://www.joeybarton.com/rainbow-laces-update/

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2 thoughts on “Vorrei essere Joey Barton

  1. Letteralmente rapito dall’articolo. Letto praticamente tutto d’un fiato.
    Complimenti all’autore.

    • ho visto solo ora! grazie mille Marco 😉

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