West Ham United – Cardiff City 3-2

‘L’East Side contraddice l’immagine stereotipata della città, graffia la superficie patinata del luogo comune, restituisce Londra alla sua lunga storia controversa e drammatica, fatta di gloria e denaro, ingegno e baldanzosa ostinazione, ma anche di molte lacrime, e di una cospicua quantità di sangue.’[1]

Upton Park

Queste poche righe descrivono alla perfezione l’est Londra, una delle tanti città che fanno Londra. Questo quartiere, caratterizzato da una fortissima personalità è stato tante cose nel corso della storia: mercato per gli ebrei, culla per sottoculture punk e skinhead, ritrovo e abitazione di immigrati e mignotte, fino a diventare anche la Mecca hipster della musica elettronica che è ora, contemporaneamente ad essere la casa di migliaia di ragazzi indiani, pakistani, e asiatici in generale ormai stabilmente inseriti da una o due generazioni.

Oltre queste cose, però, è anche la casa del West Ham United, vera e propria squadra iconografica. La comunità di tifosi che seguono gli hammers è molto viva e vivace anche fuori dai confini dell’isola britannica. La fama di questa squadra, sicuramente meno titolata di altre, è naturalmente intrecciata alla storia che si porta dietro, costruita soprattutto fuori dai campi di calcio.

­‘East London is wonderful’ cantano sulle tribune di Upton Park i tifosi, orgogliosi dell’identità che li caratterizza. Il marchio dei martelli incrociati è diventato una vera icona di questa realtà, simbolo dell’appartenenza all’area, e spesso anche all’appartenenza skinhead così come lo sono le bretelle rosse e gli anfibi Doc Martens.

La passeggiata per la strada che porta dalla metro al campo Boleyn non lascia spazio ad equivoci. Ragazzini di origine chiaramente asiatica, che ormai rappresentano la maggioranza della zona, si dirigono verso lo stadio indossando la stessa sciarpa portata al collo dai tradizionali cockeny, la working class bianca della zona, il cui tradizionale accento è ormai diventato la parlata britannica ufficiale nell’immaginario collettivo. Il meltin pot è perfetto all’apparenza, ed è uno spettacolo straordinario per la facilità con il quale avviene intorno al calcio.

La dirigenza del West ha fatto di tutto per ancorare la propria immagina al suo glorioso passato: le gigantografie sparse per Upton Parl raffigurano calciatori che indossano magliette vintage, con il logo semplice e retrò degli anni ‘60. Anni in cui Bobby Moore era il capitano e bandiera, simbolo e spirito degli hammers e della nazionale campione del mondo. ‘Moore than a club’ recita il motto ben impresso sullo stadio, sul biglietto e sul programma della partita.

Avversario della giornata è il Cardiff City, squadra violentata nella sua identità dal proprio presidente malese; il quale, oltre a un paio di promozioni, ha portato un nuovo logo, e dei nuovi colori sociali. I propri tifosi gridano durante il match ‘Blu-birds, blu-birds, blu-birds’, ma sulla maglia invece di avere una rondine azzurra hanno un dragone rosso, simbolo più appetibile e remunerativo nel mercato asiatico.Ingresso in campoWest

Il match è di Capital One Cup, la coppa di lega, il trofeo meno prestigioso della stagione, ma le squadre ci tengono entrambe a fare bella figura. L’inizio mette gli hammers in posizione di assoluto controllo, con due gol nei primi sette minuti. Il mio vicino di posto mi dice: ‘Not a bad start, eh?’. No, assolutamente. Io però penso che avrei preferito una partita più combattuta rispetto ad un allenamento dei padroni di casa. Ed in effetti il primo tempo si rivela molto simile alla tradizionale partitella contro la primavera.

Nel secondo tempo, però, la musica cambia notevolmente. Il Cardiff fa due gol, e ne spreca altrettanti. Fatto sta che all’88simo la partita è in parità ed i tifosi locali sono inferociti all’idea di dover andare ai supplementari in una partita praticamente già vinta. Del fatto che non è FA Cup e che giocano i panchinari non frega a nessuno, si vuole vincere. Ed anche la percentuale della gente che esce prima del fischio finale per evitare casino in metropolitana è più bassa del solito. Ed infatti, la maggioranza rimasta sugli spalti viene premiata nel finale. Serpentina sulla fascia, cross al centro con conseguente inzuccata vincente di Vaz Te e si passa al turno successivo. Non prima di smadonnare per un’occasione clamorosa sciupata delle rondini a forma di dragone. Sarebbe potuta essere il gol del 3-3 e degli ovvi supplementari. Ma così non è stato, si andrà a Burnley a cercare il passaggio di turno, e a scrivere un altro piccolo pezzo di storia del West Ham United e dell’Est  London di riflesso, come sempre.festeggiamento



[1] C. Augias ‘I segreti di Londra’ ed. Oscar Mondadori

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