With God on our side

Pubblichiamo con grande piacere ed interesse un pezzo inviatoci dal nostro amico Davide Ramilli sul mondo calcistico in Scozia e in Irlanda. Attraverso questo pezzo possiamo comprendere come, a quelle latitudini, il calcio non sia semplicemente una questione sportiva. Tutt’altro, spesso gli eventi sportivi sono semplicemente un contorno o una conseguenza degli avvenimenti storici precedenti o addirittura contemporanei.

Durante Celtic-Milan del 26 novembre scorso, gruppo H di Champions League, i tifosi della Green Brigade hanno esposto striscioni raffiguranti William Wallace e Bobby Sands – rispettivamente eroe nazionale scozzese e attivista dell’Ira morto in carcere nel 1981 dopo uno sciopero della fame – accompagnati da una lunga scritta che diceva “Terrorista o sognatore, barbaro o coraggioso? Dipende da quali voti volete prendere e quale faccia state cercando di salvare”. Quella della Green Brigade era un gesto dimostrativo contro alcune politiche messe in atto dal governo scozzese, nel tentativo di rimuovere espressioni settarie – soprattutto canti, ma anche striscioni e simboli – durante le partite. Secondo i tifosi del Celtic, le misure del “Offensive Behaviour at Football Act” minano la libertà di parola e vogliono rendere fuorilegge “espressioni dell’identità, della cultura e della politica irlandese”, come si legge in un comunicato.
È fuori di dubbio che queste politiche siano repressive e vadano a colpire gli elementi identitari forti di una fascia di tifo del Celtic (e dei Rangers); è altrettanto fuori di dubbio che il calcio scozzese (soprattutto la rivalità tra le due squadre di Glasgow) e quello nordirlandese siano stati – e in fondo siano ancora, come vedremo – veicolo e sfogo di quelle tensioni sociali e religiose che hanno diviso l’Irlanda nel XX secolo, e che proprio nel calcio hanno trovato uno spazio tutto per sé.

Celtic supporters displayed banners during the 3-0 Champions League defeat by Milan

Il termine “settarismo” è poco usato in italiano; è comunque la parola più vicina all’inglese “sectarianism”, che secondo il dizionario Merriam-Webster indica tutti quei comportamenti, per lo più discriminatori, relativi a gruppi religiosi e politici e alle loro differenze. Il termine è stato impiegato soprattutto per parlare delle tensioni tra cattolici e protestanti nel mondo anglosassone, soprattutto in merito ai Troubles che hanno insanguinato l’Irlanda del Nord fino alla fine dello scorso millennio. Il settarismo porta le diverse comunità a sviluppare un forte senso di identità, di appartenenza, che si manifesta attraverso pratiche rigide e contrapposte. In una società divisa cattolici e i protestanti abitano quartieri diversi della stessa città, parlano con un accento lievemente diverso, frequentano pub diversi, mandano i loro figli alle rispettive scuole confessionali e si sposano solo all’interno dei propri gruppi. Non solo: cattolici e i protestanti hanno le loro squadre di calcio. In Irlanda del Nord, dove la popolazione è sostanzialmente divisa a metà tra i due gruppi e dove fino al 1998 ha infuriato una guerra civile – i Troubles, appunto – che ha ucciso più di 3.500 persone, ha funzionato così per decenni e in larga parte funziona così anche oggi.
In Scozia il settarismo è un problema soprattutto a Glasgow, dove la comunità cattolica è numerosa anche a causa dei flussi migratori dall’Irlanda, e si intreccia inevitabilmente con la storia del derby tra Celtic e Rangers. Il primo derby si è tenuto nel 1888; eppure, secondo gli storici locali, la rivalità tra le due squadre così come la conosciamo oggi è nata dopo. All’inizio i rapporti tra i due club erano armoniosi; tanto che il soprannome collettivo delle squadre, Old Firm (“La vecchia ditta”) deriverebbe dall’epoca in cui – primi anni del Novecento – Celtic e Rangers strinsero accordi commerciali tra loro nel tentativo di “fagocitare” il resto del football scozzese. Le tensioni sarebbero arrivate dopo, in contemporanea con la partizione dell’Irlanda (1920), la guerra anglo-irlandese (1919-21) e la guerra civile irlandese (1922-23). Il Celtic era infatti stato formato da immigranti irlandesi giunti in Scozia alla fine dell’Ottocento, di religione cattolica e di simpatie politiche repubblicane; i Rangers avevano progressivamente assunto un identità protestante, lealista e conservatrice. La rivalità dell’Old Firm nel dopoguerra è andata di pari passo con l’acuirsi delle tensioni tra lealisti (protestanti) e repubblicani (cattolici) in Irlanda del Nord, ed è culminata con gli scontri in occasione della finale di Coppa di Scozia del 1980 allo Hampden Park, che portarono a 200 arresti e al divieto di vendere alcolici in tutti gli eventi sportivi in Scozia. I club negli anni hanno rispettato una rigida politica – benché non scritta – che impediva loro di acquistare giocatori dell’altro gruppo religioso. Mo Johnson fu il primo cattolico ingaggiato dai Rangers nel dopoguerra, nel 1989 (e dall’84 all’87 aveva giocato per il Celtic, motivo per cui i tifosi non la presero bene), mentre l’italiano Lorenzo Amoruso fu – per un paio d’anni, dal 1998 al 2000 – il primo capitano non protestante dei Gers.
Le tensioni settarie tra le tifoserie si sono affievolite negli ultimi anni, tra la fine delle ostilità in Irlanda del Nord (1998), il lancio di campagne antidiscriminatorie da parte dei club, di Uefa e Fifa e, soprattutto, le trasformazioni che hanno attraversato la società scozzese, anche se il giornalista Franklin Foer scrive nel suo libro “How football explains the world” che ancora tra il 1996 e il 2003 ci sono stati otto omicidi e centinaia di aggressioni riconducibili all’Old Firm. Non è inusuale sentire ancora oggi le due tifoserie intonare canti settari, nonostante gli sforzi dei club e le multe della Uefa. “SAM song” è una vecchia canzone dell’IRA, cantata spesso dai tifosi del Celtic (anche se a volte il ritornello “Ooh aah, up the RA!” – dove RA sta per Republican Army – diventa “Ooh aah, up Samaras!”, in omaggio al centravanti greco dei Bhoys). I tifosi dei Rangers rispondono con il canto lealista “The Billy boys”, che a un certo punto recita: “We’re up to our knees with Fenian blood”, dove il “sangue feniano” è appunto quello degli irlandesi e, per estensione, dei sostenitori del Celtic. È difficile stabilire quanto sia vitale il settarismo nel calcio scozzese di o
ggi. Per Kenny Shiels, fino alla scorsa estate allenatore del Kilmarnock, il problema rimane, anche se affiora occasionalmente solo durante le partite e ha perso le sue radici storiche: “Qui i tifosi usano il calcio come veicolo per l’odio, ma molti di loro non sanno di cosa parlano. Viene fuori dopo qualche drink: cercano di porre rimedio all’insicurezza creando una sorta di legame interno tra fan”. Shiels conosce bene il fenomeno: è nordirlandese e suo fratello Dave è stato ucciso dall’IRA nel 1990.
Chi sicuramente crede che il problema sia ancora presente e vada combattuto è Cara Henderson, che nel 1999 ha fondato a soli 19 anni “Nil by mouth”, una piccola organizzazione attiva nella lotta al settarismo. Il 7 ottobre 1995 un compagno di classe di Cara, Mark Scott, fu ucciso a soli 16 anni mentre tornava da una partita del Celtic. L’assassino confessò durante il processo di avere agito per motivi religiosi e politici, dopo aver visto che Mark indossava una maglia del Celtic. Per Cara “uno dei problemi è che il dibattito è confinato all’Old Firm, così la gente vede la violenza e la riduce al fenomeno degli hooligans. Ma c’è una forma di “settarismo mite” (“polite sectarianism”) anche nella classe media”.

oldfirm

Le stesse tensioni e le stesse dinamiche coinvolgono da decenni l’Irlanda del Nord, il cuore del conflitto che ha visto opposti lealisti e repubblicani, protestanti e cattolici. Di fatto manca però un derby o una rivalità che polarizzi i due gruppi: il calcio nordirlandese è diventato nei decenni un affare solo per protestanti. Dal 1921, dalla separazione cioè delle cinque contee settentrionali dal resto d’Irlanda, la IFA è la federazione che organizza campionati in Ulster e seleziona i giocatori per la nazionale.
Dal dopoguerra il calcio nordirlandese ha progressivamente smesso di rappresentare la componente cattolica della società. I cattolici del Belfast Celtic, uno dei club più gloriosi, si ritirarono dal campionato nel 1948 a causa di gravi incidenti dopo una partita contro il Linfield, e presto sparirono. Il Derry City F.C. è la squadra di Derry/Londonderry, con sede nel Bogside, il quartiere cattolico dove nel 1972 avvennero i fatti del Bloody Sunday (14 civili uccisi dall’esercito britannico). Tra gli anni Sessanta e Settanta la zona del Bogside e del vicinissimo Brandywell Stadium erano troppo pericolose, tanto che gli altri club si rifiutavano di andare a giocare in trasferta a Derry e per qualche tempo la squadra giocò le proprie partite interne a Coleraine. Nel giro di poco tempo la situazione divenne insostenibile: la IFA non fu in grado di – o non volle – offrire supporto o aiuto e per questo motivo, suggerisce lo storico Mike Cronin, il Derry City si ritirò dal campionato nel 1972, per poi unirsi al campionato della Repubblica d’Irlanda tredici anni dopo. A oggi l’unico club cattolico in Irlanda del Nord – assieme al Donegal Celtic, che però milita in serie minori – è il Cliftonville, la cui storia è costellata di incidenti durante le partite contro gli altri club del campionato. Basti citare la partita del 4 novembre 2008 contro il Linfield, squadra di Belfast dall’identità rigidamente protestante. Conor Hagan, un giocatore del Linfield, fu colpito da un razzo lanciato dai tifosi del Cliftonville, fortunatamente senza riportare danni. Gravi incidenti si sono verificati in occasione di Derry City-Linfield del 2012, una gara di Setanta Cup (torneo all-Ireland, che coinvolge squadre di tutta l’isola), quando un bus di tifosi del Linfield fu preso a sassate in prossimità del Brandywell, mentre molte case dei dintorni venivano danneggiate.
Secondo Alan Bairner, docente di Sport e Teoria Sociale all’università di Loughborough, “l’aumento della tensione settaria alle partite di calcio può essere associata a una crisi di mascolinità all’interno della working class protestante, in conseguenza al processo di pace. Può essere che molti lealisti sentano la propria identità minacciata e usino il calcio come mezzo per riaffermare la propria identità maschile e comunitaria”. Anche la nazionale nordirlandese viene percepita come una rappresentativa per protestanti, boicottata di fatto nel tifo dai cattolici e accompagnata spesso da cori e striscioni settari. Neil Lennon è un ex calciatore nordirlandese, cattolico, che ha giocato a lungo nel Celtic, di cui ora è allenatore. Nel 2002, poche ore prima di giocare la sua quarantunesima partita per la nazionale dell’Irlanda del Nord contro Cipro, ricevette una telefonata che lo minacciava di morte. La colpa era quella di essere un giocatore cattolico del Celtic e allo stesso tempo della nazionale dell’Ulster; la telefonata, che pure secondo la polizia non rappresentava una minaccia attendibile, bastò per convincere Lennon a ritirarsi dalla nazionale.
Oggi i cattolici dell’Irlanda del Nord snobbano la nazionale, preferendole quella dell’Eire; i loro club sono ovviamente il Celtic e il Derry City, anche se i più giovani cominciano a guardare alle squadre della Premier League inglese. Inoltre lo sport identitario per eccellenza dei cattolici è il football gaelico (Peil Ghaelach), una strana combinazione di calcio e rugby, praticato in tutta l’isola.

brandywell1989

Le divisioni che hanno insanguinato l’Irlanda del Nord per una trentina d’anni sono ancora visibili e vissute nel calcio, nonostante qualche sforzo delle istituzioni sportive e politiche e un generale – anche se lento e faticoso – cambio di mentalità nella società (il 95% dei bambini ancora oggi frequenta scuole confessionali); per il professor Mike Cronin lo sport ha fallito nel suo proposito di inclusione religiosa in Ulster: “Anche se il processo di pace è stato un successo, il settarismo e la violenza che lo accompagna potranno essere eliminati dal calcio nordirlandese? A oggi vedo pochi segnali di speranza”.

 

Alcuni link ad articoli che sono serviti come fonte, molto utili per chi volesse approfondire la questione:

·        Il sito dell’associazione Nil By Mouth di Glasgow

·   Sectarianism and sport in Northern Ireland” a cura di Northern Ireland Assembly, Research and Library Service

·   Catholics and Sport in Northern Ireland: Exclusiveness or Inclusiveness?” del professor Mike Cronin, dell’università De Montfort di Leicester

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